Oggi voglio tornare in Italia. E il motivo per cui voglio farlo è parlare del colore dell’aria che vi si respira. Sì, perché l’argomento odierno è Fiat Croma.
Sto parlando dell’ultima ammiraglia 3 volumi prodotta dal Marchio del Lingotto fra il 1985 e il 1996. Vorrei che notaste che ho scritto “ammiraglia” con l’iniziale minuscola, onde evitare la suscettibilità dei Lancisti puri. Visto che solo le creazioni del Cavaliere della Bellezza possono arrogarsi il titolo di Ammiraglia (con l’iniziale maiuscola). Con questo modello la Casa di Torino volle riportare il concetto di berlina nel segmento di alta gamma. Visto che il precedente Argenta era rimasto piuttosto anonimo, nell’arco dei suoi 4 anni e mezzo di vita.
Il nome originario del modello sarebbe dovuto essere Chroma. Una parola che richiamasse la dimensione classica e monumentale greca della vettura. Ma poco prima del suo lancio commerciale l’Avv. in persona chiese che fosse tolta l’aspirata, alleggerendo così il nome. Con il modello Croma la Fiat abbandonò la trazione posteriore. Osservo per inciso che Fiat Croma apparteneva allo stesso gruppo di Lancia Thema, Alfa Romeo 164 e Saab 9000. Il disegno era opera del Centro Stile Fiat guidato da Tom Tjaadra con la coordinazione della Italdesign del Giorgetto nazionale. Mentre la sua costruzione era quasi del tutto robotizzata.
di Nessun autore leggibile automaticamente. Pil56 presunto (secondo quanto affermano i diritti d’autore). – Nessuna fonte leggibile automaticamente. Presunta opera propria (secondo quanto affermano i diritti d’autore)., soggetto: Fiat Croma, descrizione: Vista posteriore di una Croma restyling 1991, dimensioni originarie: 2125x940px, su Licenza: CC BY-SA 3.0, nome file: Fiat Croma.JPG, file creato in data: 13 agosto 2005 (secondo i dati Exif) e caricato nello stesso giorno, indirizzo: https://it.wikipedia.org/wiki/Fiat_Croma#/media/File:Fiat_Croma.JPG, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=267923
Fiat Croma: dalla P.A. al crossover–wagon
Come già per Lancia Thema, anche per Fiat Croma i principali mercati furono le flotte di Enti, Ministeri e P.A. Tutti ricordiamo i 3 modelli Croma 2.0 turbo di colore bianco, azzurro e marrone che facevano la scorta al Giudice antimafia Giovanni Falcone. Proprio quei modelli che saltarono in aria durante la strage di Capaci (23 maggio 1992). Dolore patriottico a parte, questo modello uscì di produzione nel 2010. Ciò premesso, noto che l’eroica Fiat Croma non spartiva alcunché col modello omonimo prodotto dal 2005 in poi. Tale modello infatti possedeva una tipologia di carrozzeria crossover-wagon. Insomma univa l’agilità di un CrossOver con la praticità delle compatte familiari. Intese come evoluzioni delle station wagon ‒ per chi si ricorda quelle degli Anni ’90 del Secolo Breve.
La Croma del 2005 invece, dell’omonimo modello degli Anni ’80-90 del Secolo scorso aveva solo il nome. In questo caso infatti si trattava di una familiare prodotta in collaborazione con la Casa di Rüsselsheim am Main. La cooperazione era costruita a partire dalla piattaforma Epsilon. Vi chiedo solo un piacere. Non confondete questa piattaforma col nome dell’idea che avevo espresso in uno dei primi post su questo blog. Ebbene, la Italdesign partì proprio da questa piattaforma per realizzare la prima serie della seconda vita di Croma.
Questa infatti fu presentata al Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra 2005 come crossover. Il termine racchiude in se molteplici categorie come quello di 2 volumi compatta, station wagon e monovolume. Il Lingotto la chiamava Comfort Wagon. Non sapevo che Epsilon fosse stata costruita dalla General Motors nel 2000. Era la piattaforma su cui realizzare vetture di classe media come Opel Vectra. Nelle prime fasi del progetto, questo modello si sarebbe dovuto chiamare Large. Ma assunse poi il nome Croma in omaggio al celebre modello di alta gamma del Marchio del Lingotto. A colpo d’occhio la differenza principale tra le due vetture era questa. Il modello degli Anni ’80-’90 era una berlina 3 volumi afferente al segmento E. Mentre questa seconda versione era una compatta col portellone posteriore, che la classificava senza dubbio come vettura di segmento D.
Il design della carrozzeria consentiva comunque a questa seconda Croma di ottenere un Cx pari a 0,28. Niente male per una vettura generalista, direi. Soprattutto considerando che il tettuccio dell’abitacolo era più alto di quello della berlina Anni ’80-’90. Trovo interessante il fatto che Croma era disponibile con 2 motori a benzina e 3 a gasolio. Quelli a benzina erano prodotti dalla General Motors in Germania e Ungheria. Quanto alla trasmissione per il 1.8, essa era associata a un cambio manuale a 5 rapporti. Il 2.2 invece disponeva di 6 rapporti e il cambio automatico.
Ed ecco la domanda finale: perché nel titolo ho fatto riferimento a 2 diverse Scale? Per due motivi. Il primo è che lo stesso nome ha avuto due vite diverse con due modelli diversi. Il secondo è perché l’uso duplice dello stesso nome mi fa pensare a due scale cromatiche diverse. Sia in senso pittorico che musicale. Nell’introduzione del presente post poi ho parlato di “colore dell’aria che vi si respira”. Volendo significare le differenze che separano le due versioni (e le rispettive mentalità) di interpretazione dello stesso nome.
E voi invece: quando avete pensato a due Scale (o a due opportunità) diverse per una stessa circostanza?
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
#hpcvlautochevoglio
Juan Vedi tutti gli articoli di Juan
3 pensieri su “Fiat Croma: 2 vite per Scale diverse”
3 pensieri su “Fiat Croma: 2 vite per Scale diverse”