Alfa Romeo 33 Bertone Carabo

Alfa Romeo 33 Bertone Carabo: la dream car che ricorda il coleottero

L’Alfa Romeo 33 Bertone Carabo è stata prodotta dalla Carrozzeria Bertone: sto parlando di una macchina del 1968. All’epoca si usava l’espressione dream car. È un coupé, i cui telaio e meccanica derivano dalla Alfa Romeo 33 Stradale. Il nome è stato scelto per i colori metallici e brillanti, che ricordano il coleottero – da cui prende il nome. È proprio così che viene presentata al Salone dell’Auto di Parigi del 1968.

Alfa Romeo 33 Bertone Carabo: linea di Marcello Gandini

La linea dell’Alfa Romeo 33 Bertone Carabo, disegnata da Marcello Gandini, sarà ripresa per il design della Lancia Stratos Zero e per quello della Lamborghini Countach: è un profilo cuneiforme, che si solleva da terra per soli 99 cm. La vettura avrebbe dovuto avere lo stesso motore V8 con 1995 cc dell’Alfa Romeo 33 Stradale, che erogava 230 CV, ma poi si optò per un V8 da 2593 cc, che erogava 200 CV, già usato per l’Alfa Romeo Montreal. Secondo quanto dichiarato dalla Carrozzeria, questa concept raggiungeva la velocità massima di 250 km/h e accelerava da 0 a 100 km/h in 6,5″ – un fulmine, per l’epoca.

Alfa Romeo 33 Bertone Carabo: esemplare unico dal design innovativo

Il prototipo fu realizzato in sole 10 settimane e in un unico esemplare – conservato ora presso il Museo Storico Alfa Romeo di Arese. E a questo punto torna utile fare riferimento al discorso sul design di esemplari unici. Allora, questa Alfa Romeo 33 Bertone Carabo è un prodotto di Design o un’opera d’Arte? Di certo, ha introdotto un’innovazione importante nella linea della carrozzeria delle vetture supersportive, ossia una linea di design che consenta di diminuire l’incidenza aerodinamica, per ridurre la resistenza del veicolo alla sua penetrazione nell’aria e all’attrito dell’asfalto (“Come tagliare il vento”, in l’Automobile n. 19, pp. 56-59). La linea di questa vettura (con un’altezza del veicolo a 99 cm da terra), per esempio, permette al veicolo soprattutto di avere un baricentro molto basso. E ciò contribuisce alquanto a ridurre il coefficiente aerodinamico, con maggiore aderenza al suolo.

Voi, che ne pensate?

Juan

La foto in apertura è gentilmente concessa dal fotografo René Staud.