Ancorché disegnata dal Giorgetto nazionale, Fiat Duna è stata una berlina a 3 volumi del Lingotto prodotta in Brasile tra gli anni 1985 e 2000. Ma la sua vita sul suolo del Vecchio Continente durò solo dal 1987 e fino al 1991 (anche se l’allestimento Weekend è arrivato fino al 1997). Duna avrebbe dovuto prendere il posto della Fiat 128, ma purtroppo non riuscì a emulare gli stessi fasti. Rispetto alla concorrenza nel segmento B delle berline, Duna si distingueva però per l’abitabilità degli interni (se confrontati con lo spazio che occupava all’esterno), per il grado di comfort che offriva e per la robustezza dei materiali.
A differenza del grande successo riscosso in America Latina però, in Europa ricevette un’accoglienza piuttosto tiepida (se non arida). Ecco perché nel titolo del presente post parlo di “deserto dei cuori italiani”. Del resto Duna, nonostante la robustezza della meccanica, non riuscì a entrare nel cuore degli italiani – impresa invece ben riuscita alla 128 prima e alla Ritmo poi. Ciò che mi stupisce è il fatto che la Fiat Regata, che appartiene allo stesso segmento e mercato, ha avuto più successo della Duna. Ma così, giusto per fare un paragone a caso (o quasi). Ecco perché mi interrogo sul motivo per cui Duna non è stata compresa. E non riesco a trovare il perché.
E voi, in quale circostanza della vostra vita vi siete sentiti più aridi, al punto da sentir calare il deserto sopra il vostro cuore?
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
#hpcvlautochevoglio
Juan Vedi tutti gli articoli di Juan
5 pensieri su “Fiat Duna: nel deserto dei cuori italiani”
5 pensieri su “Fiat Duna: nel deserto dei cuori italiani”