La Merak è vissuta per ben 11 anni: dal 1972 al 1983. L’Ing. Giulio Alfieri pensò a una coupé che fosse dotata di due posti secchi e che montasse un motore V8 in posizione centrale (com’era la moda del momento, visti gli illustri esempi forniti da Ferrari Berlinetta Boxer (anche conosciuta come Ferrari BB) e Lamborghini Countach. Ecco ciò che spinse alla creazione della Maserati Bora. Ma il Tridente di Modena avvertiva anche il bisogno di competere con Ferrari Dino GT4 e Lamborghini Urraco nel segmento delle supersportive più piccole. Ecco dunque come nacque l’idea di Maserati Merak.
Ma il suo design fu merito del Giorgetto nazionale. Giugiaro ebbe l’intuizione di trarre ispirazione dal disegno della Bora per ottenere quello della Merak. Infatti, per ciò che riguarda la parte anteriore, le linee sono pressoché identiche (almeno fino alle porte anteriori), ma si distinguono sul lato posteriore. Invece dell’andamento sinuoso fastback che concludeva la Bora, la Merak presentava un tetto che si interrompeva in modo brusco e un cofano piatto (a copertura dell’alloggiamento del motore), che si chiudeva con un taglio netto. Il cofano motore presentava come dettaglio stilistico rilevante la presenza di due sfiatatoi longitudinali (uno per lato) a griglia. Da ultimo volevo far notare che l’interruzione brusca del tettuccio di Merak era raccordata al cofano motore tramite due pinne (una per lato) ‒ quasi fossero stati gli archi rampanti delle navate di una cattedrale gotica. Tali soluzioni stilistiche ricordavano un po’ da lontano la coda del tutto vetrata della sorella maggiore, ossia la Bora.
Ecco in breve la storia che ha portato alla nascita e alla vita di Maserati Merak. E voi, qual è la vicenda della vostra vita, per cui gli altri ascoltandovi hanno esclamato: «che storia!»?
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
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3 pensieri su “Maserati Merak: che storia!”