Lo sapete che ogni tanto mi piace toccare così (di sfuggita) il mondo del cinema. Perché oggi voglio parlare di un film che in quasi 30 anni è diventato un cult della comicità italiana. L’argomento odierno infatti è Tre uomini e una gamba, il capolavoro che ha lanciato il trio Aldo, Giovanni e Giacomo nel mondo del cinema.
Non voglio discutere sul fatto che l’intreccio narrativo è costruito in modo tale da poter comprendere alcuni sketch comici, che avevano già fatto conoscere i tre simpatici attori. Né intendo indulgere sulle citazioni cinematografiche presenti fin dall’inizio della pellicola. In fondo, ciò è già stato fatto da tanti altri. E in modo di sicuro migliore, rispetto a come potrei farlo io. Quindi, non ci provo nemmeno.
Semmai mi interessa parlare di questa pellicola, perché essa offre un chiaro esempio di Bildung’s roman. Nel quale i tre protagonisti affrontano un percorso di formazione. Che parte dal negozio di ferramenta a Milano e termina a Gallipoli. Esso serve loro per capire che al suocero non interessa nulla dei tre generi. Ma solo della gamba ‒ che «il mio falegname con 30.000 Lire la faceva meglio». Salvo poi scoprire il vero motivo dell’interesse per l’oggetto. Non tanto artistico, come avevano creduto i tre in un primo momento.
Aldo, Giovanni e Giacomo affrontano tutto questo percorso a bordo di una Daewoo Nubira station wagon color verde scuro. Che sulle fiancate riporta il nome del negozio di ferramenta in cui lavorano, ossia “Il Paradiso della Brugola“. Sì, perché nell’economia del racconto diventa importante anche l’auto su cui i tre amici viaggiano. Il mezzo a bordo del quale i tre fanno questo itinerario (anche all’interno di sé), per capire cosa davvero vogliono. Quindi, l’auto è un deuteragonista molto importante nello svolgimento di quest’intreccio. Forse essenziale tanto quanto Chiara, la donna che si unisce al trio fin dalle prime battute del percorso.
Ma credo che l’abbiate già notato: la Daewoo come casa automobilistica autonoma non esiste più. Il Gruppo è stato fondato da Kim Woo-Choong il 22 marzo del 1967. Anche se l’azienda Daewoo Motors esisteva già dal 1937, solo nel 1982 l’impresa di Woo-Choong venne acquistata dal Gruppo omonimo. Il quale però ha dichiarato la bancarotta il 15 aprile del 2000. Ed è stato acquistato dalla GM. E i rispettivi modelli sono stati riproposti col marchio Chevrolet. Lacrimuccia di dolore. Scusate.
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
#hpcvlautochevoglio
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4 pensieri su “Daewoo Nubira: Tre uomini e un’auto”
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