Oggi, niente giri di parole. Sia chiaro a tutti che oggi voglio parlare di colui che secondo me è un genio incompreso del design italiano. No, non mi riferisco a Giotto Bizzarrini, bensì a Marcello Gandini.
Marcello Gandini è succeduto a Giorgetto Giugiaro all’interno della Carrozzeria Bertone, quando questi lasciò lo studio di Nuccio, per fondare il proprio atelier. Marcello negli Anni ’60 e ’70 del Secolo Breve disegnò alcune fra le più belle auto supersportive di quel periodo, come la Lamborghini Miura, la Lancia Stratos e la Fiat X1/9 ‒ senza mai dimenticare la Lamborghini Countach. E nemmeno la Runabout (la cui foto è proposta in apertura del presente post, in compagnia del medesimo suo disegnatore), che sarà lo schema di partenza per la realizzazione del disegno della Fiat X1/9, cui ho fatto riferimento poco sopra. Certo, potrei stare qui a parlare con voi per giorni e giorni di un simile genio, e di tutte le sue magnifiche creazioni. E mi piacerebbe farlo (e ringrazio Dio che lo ha donato proprio a noi italiani). E mi piacerebbe anche parlare con voi dell’influenza che Gandini ha avuto sul design dei nostri giorni. Ma preferisco evitare. Anche per ragioni di spazio.
Ora mi chiedo (e vi chiedo): che cosa manca a un simile genio, quale di fatto Marcello Gandini è, per vincere l’ambitissimo premio del Compasso d’Oro?
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
#hpcvlautochevoglio
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13 pensieri su “Marcello Gandini: genio italico incompreso”
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