La prima della progenie fu prodotta tra il 1953 e il 1962. Questo modello era, secondo la vulgata communis, detto “ad assale rigido”. La sospensione posteriore era a ruote interconnesse. La prima generazione della C1 entrò in produzione subito dopo il lancio del prototipo. La GM infatti voleva sfruttare a proprio vantaggio il notevole interesse suscitato dalla presentazione della concept car. Purtroppo però i risultati delle vendite non rispecchiarono le attese.
di Kowloonese – Opera propria, soggetto: Motore 6 cilindri Corvette C1 del 1953, oggetto: Blue Flame in-line 6 engine on a 1953 Corvette convertible. I took these pictures at the 2012 National Corvette Restorers Society annual car show. It took place in San Diego, CA this year. I was told that this particular car was the 13th car rolled off the Corvette production line., dimensioni originarie: 3072x2304px, Licenza: CC BY-SA 3.0, nome file: Corvette 1953 engine.JPG, file creato in data: 1 luglio 2012, file caricato in data: 4 agosto 2012, indirizzo: https://it.wikipedia.org/wiki/Chevrolet_Corvette_C1#/media/File:Corvette_1953_engine.JPG, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=20523288
Chevrolet Corvette C1: chi era?
Harley Earl (capo del Centro Stile GM) voleva costruire una sportiva nordamericana dotata di due posti secchi (1951). E per farlo si ispirò alle analoghe europee. McLean però impose che i componenti meccanici dovessero essere standardizzati. Ciò comportò l’arretramento di trasmissione e abitacolo, per migliorare la distribuzione dei pesi. Earl partì da un 6 cilindri in linea con una capacità di 3,85 litri. Che venne mutuato da altri propulsori già in dotazione alla Chevrolet. Earl avrebbe voluto usare un cambio manuale. Ma la Casa della Croce non disponeva di uno che fosse in grado di gestire 150 Cavalli di potenza. Quindi si dovette ripiegare su un automatico Powerglide a due velocità.
Nel 1959 il petroliere Gary Laughlin chiese una Corvette su misura, che usasse telaio, componenti e propulsore della C1. La Croce del Michigan chiese aiuto al costruttore automobilistico Jim Hall e al mitico pilota Carroll Shelby. Quindi tre telai Corvette furono spediti in Italia, presso il carrozziere Scaglietti. Fu così che Sergio e la sua Carrozzeria realizzarono ben 3 vetture nordamericane. Esse montavano carrozzerie in alluminio leggero. Per questo motivo i tre esemplari furono chiamati Scaglietti Corvette. Ma l’unicità per ognuno di loro era determinante. Il primo infatti aveva la carrozzeria rossa un po’ modificata, così da potervi accogliere la stessa calandra della Corvette. Aveva un motore V8 che sprigionava la bellezza di 315 Cavalli, abbinato a un cambio automatico a 2 velocità. Il secondo modello aveva la carrozzeria blu che somigliava a quella della Ferrari 250 GT Berlinetta LWB. Per il resto, dal punto di vista meccanico, era identico al primo esemplare. La carrozzeria del terzo esemplare era rossa, ma assomigliava a quella del secondo esemplare. Semmai la differenza consisteva nel fatto che era l’unico esemplare a montare un sistema d’alimentazione a iniezione e il cambio manuale a 4 velocità.
Questi esemplari furono consegnati solo nel 1961. Il progetto fu chiuso abbastanza in fretta per via delle pressioni esercitate sia dalla GM che da Enzo Ferrari. Ma l’idea di costruire auto Usa con telai e corrozzerie europei spinse Jim Hall a creare la squadra corse Chaparral e Shelby a sua volta la AC Cobra.
E voi, qual è il vostro progetto per il quale siete pronti ad attraversare i mari?
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
#hpcvlautochevoglio
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3 pensieri su “Chevrolet Corvette C1: la prima della serie”
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