Ormai avete capito che ogni tanto mi piace parlare delle roadster (le sportive a due posti). Così come sapete anche che talvolta mi piace andare Oltremanica. Quindi l’argomento di oggi è Lotus Elite.

Lotus Elite: una vita tra 2 generazioni
Elite è la sportiva (con carrozzeria in vetroresina) prodotta dalla Casa del Loto di Hethel tra il 1957 e il 1982. Quindi, anzitutto osserverei che questo modello ha avuto una ragguardevole vita, durata ben 25 anni. A onor del vero, vorrei osservare anche che in questo arco di tempo così lungo, Elite è riuscita ad attraversare ben 2 generazioni. La prima tra il 1957 e il 1966, mentre l’altra fra il 1974 e il 1982. Quindi, tra le 2 generazioni c’è stato uno scarto di ben 8 anni.

Lotus Elite: prima generazione
Il prototipo (Type 14), che debuttò al Salone Internazionale dell’Automobile di Londra del 1957, era un coupé di ridotte dimensioni dotato di 2 posti secchi. L’elemento innovativo per l’epoca era la scocca portante del tutto in fibra di vetro, con all’interno una struttura in acciaio. Pensate che questa soluzione permetteva al modello Elite di pesare solo 504 kg (che, se rapportata alla categoria di appartenenza, è niente rispetto a marchi più o meno blasoni di questo stesso segmento). Il motore era un contenuto 4 cilindri, con gli stessi disposti in linea su un monoalbero, che occupava una cubatura di 1216 cc ed esprimeva una potenza massima di 72 Cavalli imbizzarriti ‒ per la interessante (all’epoca) velocità massima di 180 chilometri orari. La vettura era dotata di trazione posteriore e cambio manuale con 4 marce. Nel 1959 la nuova versione montava un cambio manuale a 5 marce, che le permisero di vincere nella rispettiva categoria su tanti circuiti (come LeMans e Nürburgring).

Lotus Elite: seconda generazione
Nei primi Anni ’70, quando si era diffusa la moda delle Sport Estate, cioè vetture che unissero la sportività (dal segmento in cui nascevano) alla praticità della vita quotidiana nelle cosiddette shooting brake, la Casa di Colin Chapman iniziò lo sviluppo di un progetto, il cui risultato fosse una sportiva dotata di 4 posti con la carrozzeria in fibra di vetro. La prima novità fu l’abbandono della monoscocca in vetroresina. Cui fu preferito un telaio a trave centrale in acciaio. Sul quale era montata una carrozzeria in fibra di vetro. Anche il motore fu rivisto: in questa circostanza si preferì montare il 4 cilindri in linea su un bialbero dotato di 16 valvole fatto di alluminio. La cilindrata passava così a 1973 cc, per una maggiore potenza di 155 CV. I Cavalli imbizzarriti, si sprigionavano sulle ruote posteriori grazie al cambio manuale Ford a 4 marce. Questi accorgimenti però fecero lievitare il peso della vettura a secco a 1158 kg. Ma stavolta vorrei osservare che il motore era messo in posizione anteriore longitudinale col cambio in blocco. Può non sembrare rilevante, ma queste soluzioni consentivano di avere una migliore distribuzione dei pesi tra anteriore e posteriore. Permettetemi una chiosa finale: agli interni di questa seconda generazione contribuì anche il genio del nostro Giorgetto nazionale.

Lotus Elite: l’identità in crisi
Ma al momento del lancio, questa seconda generazione non ottenne il successo sperato. Il motivo pare fosse il fatto che questa seconda generazione ‒ di Elite ‒ conservava solo il nome, ma non sembrava avere più alcuna parentela con la prima versione. Pertanto l’anno dopo si cercò di riparare, approntando una soluzione con la coda fastback, cui fu dato il nome di Eclat. Nel 1976 la seconda generazione di Elite poté disporre di un cambio a 5 marce. La cilindrata fu aumentata a 2174 cc. Ma, nonostante i 200 centimetri cubici in più, si ottenne un aumento della potenza del motore di soli 5 Cavalli (passando da 155 a 160 CV). Per realizzare la seconda generazione di Lotus Elite, la Casa di Hethel dovette così contravvenire lo slogan che aveva sempre motivato il suo fondatore: «Light is Right» (cioè, leggero è giusto). Fatte queste considerazioni, mi viene da pensare che, nel passaggio tra la prima e la seconda generazione e poi anche nella variazione della Eclat (in seconda battuta) l’identità di Lotus Elite sia andata in crisi. Come era successo del resto già a Lotus Europa.

E voi, in quale passaggio fondamentale della vostra vita avete visto andare in crisi la vostra identità?
Juan
l’immagine della Lotus Elite Super 95 del 1963, proposta in apertura del presente post, è gentilmente concessa da Andrew Bone from Weymouth, England – Lotus Elite Super 95 (1963), soggetto: Classics at the Castle, Sherborne, 19th July 2015, dimensioni originarie: 4288x3216px, è concessa su Licenza: CC BY 2.0, il cui nome del file è: Lotus Elite Super 95 (1963) (19870860081).jpg, la data di creazione del file è: 20 dicembre 2012, il file è stato caricato in data: 26 aprile 2016, ed è reperibile all’indirizzo: https://it.wikipedia.org/wiki/Lotus_Elite#/media/File:Lotus_Elite_Super_95_(1963)_(19870860081).jpg, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=48382078

2 pensieri su “Lotus Elite: elitaria crisi d’identità”