Già sapete che di tanto in tanto mi piace andare Oltremanica. Non che io abbia manie da Lord, ma ammiro alcune creazioni che vengono prodotte da quelle parti. L’argomento di oggi infatti è Aston Martin DBS 12.
Parlo della vettura prodotta dal Luxury Brand Car di Gaydon tra il 2007 e il 2012. Pleonastico ricordare che il nome è una eco forte del modello prodotto tra il 1967 e il 1972. Cioè a 50 anni di distanza. Questo modello doveva fare da trait d’union fra le elevate prestazioni del DB9 e quelle del modello da pista DBR9. La sua presentazione ufficiale avvenne durante l’Auto Zürich del novembre 2007.
Quest’auto era spinta da un propulsore V12 con una cilindrata di 5900 cc, che sprigionava la bellezza di 517 Horses imbizzarriti, consentendole di raggiungere la velocità massima di 307 km/h. La coppia massima pari a 570 Nm le consentiva di scattare da 0 a 100 km/h in appena 4,3″. Si poteva avere questo gioiello col cambio manuale a 6 marce oppure con quello automatico touchtronic a 6 rapporti. Inutile dire che una simile bellezza aveva la trazione posteriore.
Vorrei citare in modo rapido le tre versioni speciali di questo modello (cioè Aston Martin DBS Volante, Aston Martin DBS Carbon Edition e Aston Martin DBS Coupé Zagato Centennial). Lo faccio per ricordare che lo studio dell’Ugo nazionale lavorò per commemorare i 100 anni dalla fondazione delle Ali di Gaydon. Vi chiederei solo di non confonderlo col Tragicomico Ragioniere. La Casa londinese commissionò allo studio italiano una one–off che prendesse come spunto la DBS V12. Quest’unico modello venne realizzato per un compratore nipponico. La particolarità che il design è stato tutto opera del di lui connazionale Norihiko Harada. Dal punto di vista meccanico questa versione è del tutto identica al modello da cui deriva. Ma la linea della carrozzeria è stata del tutto cambiata con l’introduzione di vere chicche collezionistiche (riservate al facoltoso cliente) negli interni.
Da ultimo vorrei ricordare che la DBS V12 fa bella mostra di sé anche nel cinema. In Casino Royale (2006) Daniel Craig usa un defibrillatore semiautomatico fissato al cruscotto dell’auto. Ma la presentazione ufficiale della vettura sarebbe avvenuta solo l’anno dopo. Quindi in quel momento l’attore British poteva guidare solo un prototipo pre-serie. Che era stato allestito dalla Casa di Gaydon apposta per quel film. Pertanto direi che si è trattato di un ottimo strumento di Marketing: mostrare le potenzialità del prodotto prima che il prodotto stesso sia messo in produzione. Un modo per creare il senso di attesa (e di promessa realizzazione da parte del pubblico di settore). L’altro capitolo in cui la DBS V12 fa bella mostra di sé è Quantum of Solace (2008). Qui Bond guida l’auto lungo le rive del lago di Garda, oltreché sul pendio di una cava a cielo aperto vicino a Carrara. Non so se ve ne siete accorti ma qui il mio orgoglio di italiano è andato a mille. In ambedue le pellicole la vettura si presenta con una vernice color grigio metallico lucente. Tonalità denominata per l’occasione Casino Royale.
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
#hpcvlautochevoglio
Juan Vedi tutti gli articoli di Juan
4 pensieri su “Aston Martin DBS V12: l’eco della DBS”
4 pensieri su “Aston Martin DBS V12: l’eco della DBS”