Oggi faccio un tentativo che fin ora ho sempre avuto timore di fare. Mi riferisco all’argomento dei Prototipi. Sì, perché oggi parlo di Lancia LC2. La vettura infatti era un veicolo della Casa del Cavaliere della Bellezza costruito per gareggiare nel Mondiale Sportprototipi della categoria Gruppo C. Dopo un periodo di iniziale fraintendimento (ma anche di osservazione dello scenario internazionale), nel 1983 Lancia progettò una vettura che potesse rivaleggiare con la Porsche 936 proprio in quel segmento.
Il propulsore era stato progettato in Casa Lancia ma costruito dal Cavallino Rampante. Si trattava di un V8 a 90° di origine Ferrari ma modificato da Abarth dotato di 4 valvole per cilindro. La cubatura iniziale di 2599 cc era stata aumentata fino a 3014 cc in occasione della 1000 km di Monza del 1984. Pensate che questa bellezza sprigionava (solo) 680 Cavalli imbizzarriti, perché il regolamento del Gruppo C imponeva un limite di potenza (soprattutto in un’ottica di consumo carburante) durante la durata della Gara. Ma in fase di prova o di qualifica il pilota poteva aumentare manualmente la pressione dei turbocompressori ‒ raggiungendo così una potenza variabile tra gli 850 e i 1000 CV.
Per la realizzazione del telaio la Casa del Monsù Vincenzo si rivolse all’impresa del Comm. di Varano de’ Melegari. Dallara infatti realizzò un telaio in monoscocca di alluminio con struttura a nido d’ape e la carrozzeria in kevlar. La trasmissione era collegata a un cambio meccanico a 5 marce ed era dotata di trazione posteriore. Il peso della vettura a secco era di poco inferiore agli 850 kg (come da regolamento).
Effettivamente Lancia LC2 fu l’unica vettura a tener testa alle formidabili Porsche 956 e 962 (che succedettero alla 936). Dotata della mitica livrea Martini Racing (nel Team Ufficiale Lancia) e in quella Totip per la Scuderia satellite (Jolly Club), venne guidata da Riccardo Pratese, Michele Alboreto, Alessandro Nannini, Teo Fabi, Pierluigi Martini, Beppe Gabbiani, Mauro Baldi, Paolo Barilla e Piercarlo Ghinzani. L’occasione più ghiotta fu la Le Mans del 1984, visto che la squadra ufficiale di Porsche aveva forti divergenze con gli organizzatori. Ciò non impedì a scuderie satellite del Cavallo di Stoccarda di partecipare con le loro 956 private. Purtroppo però problemi al cambio costrinsero la squadra ufficiale Lancia all’ottavo posto finale. Nel 1986 la squadra ufficiale Lancia annunciò il proprio ritiro dalle competizioni, per dedicarsi solo al Rally.
E voi: quali sono i vostri sogni più caparbi, grazie ai quali avete dimostrato di saper tener testa ai vostri rivali più blasonati?
Juan
L’immagine proposta in apertura del presente post è gentilmente concessa da Stephen Foskett (Wikipedia User: sfoskett) – Imperial Palace Auto Collections, Las Vegas, NV, soggetto: 1983 Lancia LC2, dimensioni originarie: 1827x1375px, Licenza: CC BY-SA 3.0, Dettagli dell’autorizzazione: Own work, copyleft: Multi-license with GFDL and Creative Commons CC-BY-SA-2.5 and older versions (2.0 and 1.0) nome file: 1983 Lancia LC2.JPG, file creato in data: 10 dicembre 2006, file caricato in data: 17 dicembre 2006, reperibile all’indirizzo: https://it.wikipedia.org/wiki/Lancia_LC2#/media/File:1983_Lancia_LC2.JPG, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1468923
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
#hpcvlautochevoglio
Juan Vedi tutti gli articoli di Juan
4 pensieri su “Lancia LC2: ci provo”