In questo periodo sono in vena di paragoni. Oggi ancor di più. Ma a differenza degli altri post, ora farò il confronto non fra due auto, bensì fra due film: il primo è “Bomber”, l’altro è “Lo chiamavano Bulldozer”.
Un asceta, due Dune Buggy: perché questo paragone?
Sì, lo so che vi lamentate del fatto che le pellicole di Bud Spencer e Terence Hill per voi non sono impegnative. Ma questi due attori sono tra i miei preferiti. Non ci posso fare nulla. Le storie narrate nei due film, che ho menzionato poco fa, le conoscete benissimo. Quindi, sorvolo sull’aspetto degli svolgimenti narrativi. Semmai il motivo per cui voglio fare questo paragone, è il fatto che ho notato una certa analogia nell’architettura compositiva delle due opere.
Il primo elemento in comune è che manca Terence Hill (ma fin qui non ci voleva un genio). Il secondo è che in ambedue le opere il protagonista è un campione sportivo deluso dal mondo agonistico, che perciò si ritira a una vita solitaria. L’eroe solitario vive su una barca, dove viene sempre disturbato da una squadra di improbabili sportivi locali. Essi vogliono essere allenati, per dimostrare ai soldati statunitensi (della base di stanza nei pressi) che loro sono capaci di battersi a un livello decoroso. In tutt’e due i casi Bud Spencer racconta che prima credeva moltissimo nello sport. Ma poi ha scoperto che gli incontri venivano truccati. Questo è il motivo che in ambedue le storie avevano spinto l’eroe ad abbandonare le competizioni. Ma il tempo per fare di queste bande di scapestrati dei presentabili atleti è sempre pochissimo. I soldati giocano qualche tiro mancino, per impedire agli improvvisati sportivi di arrivare preparati al giorno della sfida. Al momento della resa dei conti il sergente dell’esercito Usa pratica una scorrettezza, che manda in bestia il mite protagonista. Ecco che l’ascetico ex-sportivo riveste i panni dell’atleta. E i finali già li conoscete.
A questo punto mi chiederete: «se le storie già ci erano note, perché ci hai tolto cinque minuti di vita ‒ solo per rileggerle»? Il motivo è che ‒ oltre alle “analogie narrative” (per così dire) ‒ mi interessa il fatto che in “Bomber” la spalla Jerry si serve di una Dune Buggy color bianco e rosa, nel momento in cui s’improvvisa venditore di automobili. Scusate il volo pindarico, ma nel caso di “…Altrimenti ci arrabbiamo!”, invece, tutto l’intreccio ruota intorno alla Dune Buggy «rossa con la capottina gialla». Semmai, tornando a bomba, in “Lo chiamavano Bulldozer” Bud Spencer vuole ripartire dal porto con un nuovo polverizzatore Thompson per il motore della sua barca. Anche se il soldato Curatolo interpreta la richiesta come quella per il motore di una Rolls Royce.
di Micap Questo è un fotogramma di una ripresa giratain territorio italiano o ivi realizzata senza essere mai stata pubblicata all’estero[1] ed è nel pubblico dominio poiché il copyright è scaduto[2]. Secondo la Legge 22 aprile 1941 n. 633 e successive modificazioni, le fotografie prive di carattere creativo e le riproduzioni di opere dell’arte figurativa[3] divengono di pubblico dominio a partire dall’inizio dell’anno solare seguente al compimento del ventesimo anno dalla data di produzione (articolo 92). In accordo al testo di legge, tali fotografie sono: «immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale, ottenute col processo fotografico o con processo analogo, comprese le riproduzioni di opere dell’arte figurativa e i fotogrammi delle pellicole cinematografiche[4]. Non sono comprese le fotografie di scritti, documenti, carte di affari, oggetti materiali, disegni tecnici e prodotti simili» Le immagini considerate opere dell’ingegno di carattere creativo, invece, diventano di pubblico dominio dopo 70 anni dalla morte dell’autore (articolo 2, numero 7 e articolo 32-bis). 1. ^ Sul punto si veda per esempio la Convenzione di Berna. 2. ^ Sono nel pubblico dominio le fotografie prive di carattere creativo il cui paese di origine è l’Italia (o i territori soggetti alla legislazione italiana nel momento della produzione della fotografia, ad esempio l’Africa Orientale Italiana) prima del 1º gennaio 2004. 3. ^ L’opera d’arte è a sua volta in pubblico dominio o ha altra licenza specificata in questa pagina. 4. ^ Si considerano “ottenute con processo analogo” i fotogrammi di ogni tipo di video ripreso dal vivo, anche non destinato al cinema, ma ad esempio alla televisione. La legge non nomina esplicitamente le riprese televisive perché all’epoca ancora non esistevano. Dopo aver accuratamente verificato la validità della licenza, questa immagine potrà essere ricopiata su Wikimedia Commons, rendendola così disponibile anche a Wikipedia in altre lingue e agli altri progetti Wikimedia. Ma non va né richiesta la cancellazione di questa copia né inserito il template {{NowCommons}} Carica l’immagine su Commons con le licenze {{PD-Italy}}{{PD-1996|Italia|1 gennaio 1996}}solo se l’immagine è precedente al 1976, altrimenti l’immagine verrà cancellata. (maggiori info) Puoi farti aiutare dal CommonsHelperAttenzione: Questo file è stato caricato su it.wikipedia per motivi tecnici e non deve essere cancellato, nemmeno se risulta orfano o presente identico su Wikimedia Commons! This file cannot be moved to Wikimedia Commons! Questa stessa immagine è stata usata come immagine di copertina del postUna carriola rossa con capottina gialla su questo stesso blog.
Un asceta, due Dune Buggy: quale conclusione?
In conclusione dunque mi limito a osservare che il mite ex-sportivo, abbandonato il mondo agonistico, si ritira a vita solitaria, pronto a salpare per chissà quale porto della vita a bordo della sua barca. Ma gli scalcagnati e improvvisati atleti locali lo riportano alla bruta realtà (fatta di corse contro il tempo ‒ ecco dove si inserisce a pennello la Dune Buggy come simbolo del progresso e della libertà). Dal quale brutale incontro-scontro Bud esce di nuovo vincitore. Cioè, ancora una volta campione.
E voi, quand’è che nella vostra vita siete rimasti così delusi da alcune competizioni (non solo sportive), per le quali vi siete giurati che non avreste più accettato sfide su quel terreno ‒ sul quale poi siete tornati vincitori?
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
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