Oggi vorrei parlare di un’auto che è significata tanto in termini generazionali. Sì, perché Maserati Biturbo ha vissuto il pieno dei Ruggenti Anni ’80 ed è purtroppo morta con Tangentopoli. A dire il vero posso dire ben poco. Ma quel poco cercherò di dirlo tutto.
L’auto nacque nel 1982. La sua produzione cessò nel 1992. Voluta da Alejandro de Tomaso, quest’auto doveva essere il modello del decisivo successo. Purtroppo però non raggiunse mai gli ambiti traguardi. I motivi erano da cercare nei problemi di affidabilità che la vettura, realizzata con troppa fretta, aveva. Ad esempio in Nordamerica alcuni modelli bruciarono perché gli anelli di gomma sintetica, nel sistema di scarico, si surriscaldavano. L’altro limite fu l’improvviso innalzamento del prezzo di listino. All’origine infatti il modello da molti desiderato trovava un’offerta di lancio intorno ai 22 milioni di Lire. Ma il pubblico di riferimento ne perse l’interesse, perché il prezzo passò a 26 milioni di Lire.
L’anima della Biturbo era un V6 bialbero (alimentato a carburatori), preso dalla Maserati Merak e modificato. La differenza sostanziale rispetto al modello di partenza era che qui c’erano 3 valvole per cilindro invece che 2. Il sistema di sovralimentazione consisteva in 2 turbocompressori, disposti uno per bancata. Semmai mi sembra interessante il discorso sulla cilindrata di questa vettura. Voglio dire che per i mercati esteri essa raggiungeva i 2491 centimetri cubici. Mentre per il mercato italico si limitava a 1996 cc. Per via del regime di tassazione per i motori superiori ai 2 litri. Tuttavia non c’era una grande differenza in termini di potenza sviluppata. La Biturbo per l’estero sprigionava 192 Cavalli di puro Tridente, mentre quella nostrana ne erogava “solo” 180.
La carrozzeria seguiva una linea coupé classica ed elegante, merito di Pierangelo Andreani. Questi fu influenzato dalla Maserati Quattroporte, disegnata da Giugiaro, alla quale si ispirò in questo caso. L’impostazione tecnica era quella tradizionale: motore in posizione anteriore longitudinale con trazione posteriore. Oltre a ciò la Biturbo presentava le sospensioni anteriori a ruote indipendenti, il retrotreno a bracci oscillanti. Senza dimenticare l’impianto frenante con dischi sia davanti che dietro.
Come potete constatare da soli avevo davvero poco da dire. Spero solo di essere riuscito nel mio intento. E voi, in quale circostanza della vostra vita vi siete accorti di aver messo il turbo?
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
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