Premetto che sarò breve. Anzi, brevissimo. Mi limiterò infatti a osservare che il deuteragonista fondamentale della pellicola è l’Alfa Romeo 75: Essa, da vettura d’ordinanza del poliziotto Giacomo, diventa il destriero che permette a tutta la narrazione di svolgersi fino alla fine. In fondo Clara è solo il deus ex machina. All’inizio della vicenda invece l’auto che viene rubata a Giovanni dai delinquenti è una Lancia Kappa1. E voi sapete bene che quando io parlo di Kappa, non intendo quella della cucina, ma proprio quel modello della Casa del Cavaliere della Bellezza.
Sì, in merito ad Alfa Romeo 75 ci sarebbero un mucchio di cose da dire. Ma non lo farò. Almeno, non subito. Mi limiterò ad ammirarLa con chi tra voi desideri fare altrettanto. Niente. Oggi volevo fare solo questo. Vi è mai capitato di dover fare una cosa, per la quale sperate con tutto voi stessi di riuscire anche all’ultimo, ma poi non ci siete riusciti? Oppure, vi è mail capitato di uscire di casa con tanta di quell’energia addosso, che pensavate di girare il mondo come un calzino. Poi, appena girato l’angolo, incontravate la donna più bella della vostra vita e cambiavate programma (di vita oltreché di serata)?
E voi, qual è stata la volta in cui avete pensato di essere arrivati alla fine della vostra vita?
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
#hpcvlautochevoglio
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Un pensiero su “L’Alfa 75 di Cataldo, Giova’ e Giacomino: troppo da dire”
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