Lancia Beta: da Agnelli a Montecarlo

La Lancia Beta Montecarlo appartiene a un famiglia di auto (berlina, familiare, coupé e spider prodotte tra il 1972 e il 1984) della Casa di Chivasso (fondata dal Cav. Vincenzo Lancia), uscita sul mercato subito dopo che il Gruppo Fiat ne acquistò la proprietà ‒ ossia nel 1969. Lancia Beta dunque fu la prima vettura della nuova proprietà Agnelli.

Lancia Beta: all’origine della Montecarlo

Il motore è un 4 cilindri in linea con distribuzione bialbero Lampredi, costruito da Fiat (lo stesso usato su 124 Sport, 125 e 132), modificato però da Lancia. I componenti tecnici, quelli sì, invece, erano proprio creati ad hoc: il loro progetto fu realizzato in toto dall’allora Lancia Spa, i cui tecnici (già presenti fin dall’epoca Pesenti ‒ dunque, prima del 1969) lavoravano in un reparto distaccato, che poi diverrà il Lancia Engineering. Ecco spiegata in poche parole l’origine della Lancia Beta.

Lancia Beta Montecarlo: il progetto che viene da lontano

Lancia Beta Montecarlo, invece, deriva dal progetto X1/20 sviluppato da Pininfarina come sportiva dotata di motore centrale e trazione posteriore ‒ e in origine sarebbe dovuta essere venduta sotto il marchio Fiat. Sì, perché Lancia Beta Montecarlo nacque nel 1975 su design Pininfarina (che si occupò anche del relativo assemblaggio) ‒ e arrivò sul mercato Usa come Scorpion (dal momento che Oltreoceano esisteva già un omonimo modello della Casa Chevrolet). Ebbene, Lancia Beta Montecarlo era una piccola berlina dotata di motore centrale, che poteva essere preparata in modo rapido per le gare: la versione da pista era la Lancia Beta Montecarlo Turbo, dalla quale derivò poi quella da rally, denominata Lancia Rally 037.

Lancia Beta Montecarlo: perché esserne orgogliosi ancora oggi?

La Lancia Beta Montecarlo fece il suo debutto nel Campionato Internazionale Silhouette il 6 maggio 1979, durante la 6 Ore di Silverstone. Aveva un’aerodinamica ai limiti dell’immaginabile, pesava solo 750 chilogrammi (ossia, 300 in meno di quella di serie) ed era dotata di un motore di 1400 di cilindrata (1425 cc, per la precisione). In tale categoria agonistica Lancia Beta Montecarlo ebbe l’ardore di sfidare vetture di marchi blasonati della classe, come la Porsche 935 e la Ford Capri Zakspeed. Non solo, ma Lancia Beta Montecarlo ebbe perfino la sfrontatezza di vincere qualche gara. Nel 1980, con un motore potenziato fino a 400 CV e grazie a piloti come Eddie Cheever, Riccardo Patrese, Walter Röhrl e Michele Alboreto, Lancia Beta Montecarlo riuscì addirittura a vincere il Campionato Internazionale Marche ‒ replicando l’anno successivo.

E voi, qual è il progetto che avete coltivato di più nel tempo, e dal quale avete raccolto le maggiori soddisfazioni?

Juan

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L’immagine della Lancia Beta Montecarlo del 1975 color verde erba è gentilmente concessa da Alessandro MoglianiDetentore copyright: Alessandro Mogliani – Opera propria, Copyrighted free use, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=19216443 ed è reperibile all’indirizzo: https://it.wikipedia.org/wiki/Lancia_Beta#/media/File:LanciaBetaMontecarlo.JPG nelle dimensioni originarie di 2304 X 1728 pixel, e dal quale è stata scaricata nelle dimensioni ridotte di 640 X 480 pixel grazie all’opzione presente sulla pagina dell’indirizzo stesso, e pubblicata su questo blog, nel presente post.

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