Lo so che mi volete bastonare, perché è nota a tutti la mia poca simpatia per la tecnologia made in Seul. Ma oggi voglio fare un’eccezione. Sì, perché l’argomento odierno è Daewoo Matiz.
Sto parlando della monovolume sudcoreana prodotta a partire dal 1998. Questo modello è stato presente nel mercato del Belpaese a partire dall’estate dello stesso anno fino alla fine del 2004. Certo, non sotto il marchio delle Pleiadi. Mentre dall’inizio del 2005 Matiz è presente solo sotto le insegne della Chevrolet. Di sicuro uno dei motivi del successo nel mercato italico è stato il contributo del Giorgetto nazionale. Chissà perché ma ho sempre pensato a qualche parentela fra la linea di Daewoo Matiz e il design di Renault Twingo (prima serie).
Per me è interessante il fatto che in origine Italdesign avesse proposto l’idea alla Fiat (come successione della 500 degli Anni ’90). Ma che Torino avesse rifiutato l’opportunità per i costi di realizzazione troppo alti. L’allora Presidente Who Woo Choonga non si fece scappare l’occasione di produrre una city car che avesse una carrozzeria monovolume. La prima generazione è vissuta tra il 1998 e il 2007. Vorrei ricordarvi che nel 2002 la Casa di Seul è stata comprata dalla General Motors. La quale ha rimarcato Chevrolet tutti i modelli coreani in magazzino. La seconda serie è merito della matita del Giorgetto nostrano. Ed è stata presentata nel marzo del 2005 durante il Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra.
Ma non ho mai smesso di sognare che il nome di questo modello sia in verità l’omaggio coreano al genio artistico francese Henri Matisse. E voi, qual è il miglior omaggio che vorreste rendere a un genio universale dell’arte?
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
#hpcvlautochevoglio
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3 pensieri su “Daewoo Matiz: omaggio coreano a Matisse”
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