Mi conoscete. E sapete che ogni tanto mi piace parlare di famiglie. Ecco perché l’argomento di oggi è la Innocenti Elba.
Innocenti Elba: contesto a mo’ di premessa
Innocenti Elba è vissuta fra il 1991 e il 1997. Ciò che non sapevo fino a molto tempo fa è che Elba era costruita negli stessi stabilimenti carioca della Fiat. Neanche sapevo che Elba avesse in sé oltre alla carrozzeria forti richiami alla Fiat Duna Weekend. Anche se avrei potuto immaginarlo. Nel 1990 la Fiat acquistò la Innocenti e la Maserati dalla proprietà di Alejandro de Tomaso. Ma all’Avvocato non interessavano gli stabilimenti di Lambrate. Quindi nel 1993 vennero chiusi, dopo la fine della produzione delle Mini Small. Ciò causò lo slittamento del marchio Innocenti verso il mercato low–cost, riguardo gli esemplari degli stabilimenti in Brasile, Argentina, Polonia ed ex Jugoslavia.
Lo ripeto in termini brutali: la Elba era una versione rimarcata della Fiat Duna Weekend. Le differenze rispetto al modello madre erano minime. E consistevano in una nuova calandra, dov’era alloggiato lo scudetto della Innocenti e i gruppi ottici anteriori più sottili. Insomma, Elba era la familiare emiliana, nata a Lambrate, che richiamava nel nome (e nell’accento) la celebre isola toscana. Anche se già negli Anni ’90 al vocabolo italiano si preferiva la corrispondente locuzione anglofona station wagon.
E voi, quand’è che avete con più forza sentito il richiamo della Toscana?
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
#hpcvlautochevoglio
Juan Vedi tutti gli articoli di Juan
2 pensieri su “Innocenti Elba: famiglia in Toscana”
2 pensieri su “Innocenti Elba: famiglia in Toscana”