Mi sono accorto di una cosa: quando vado a Modena, torno con la voglia di parlare delle meraviglie del Tridente. L’argomento di oggi infatti è un modello della Maserati che si riferisce al periodo del Doppio Circonflesso di Parigi. Il tema odierno infatti è Maserati Khamsin.
di Brian Snelson – originally posted to Flickr as Maserati Khamsin, descrizione: La Maserati Khamsin; si notino le tre fessure al di sopra del paraurti anteriore, introdotte nel 1977., occasione della foto: Goodwood Breakfast Club, October 2009, dimensioni originarie: 3888x2592px, su Licenza: CC BY 2.0 Dettagli dell’autorizzazione Questa immagine, in origine caricata su Flickr, è stata caricata su Commons tramite Flickr upload bot il 19 ottobre 2009, 14:56 da Typ932. A quella data l’immagine era disponibile su Flickr sotto la licenza indicata di seguito. Questo file è rilasciato con licenza Creative CommonsAttribuzione 2.0 Generico Tu sei libero: di condividere – di copiare, distribuire e trasmettere quest’opera di modificare – di adattare l’opera Alle seguenti condizioni: attribuzione – Devi fornire i crediti appropriati, un collegamento alla licenza e indicare se sono state apportate modifiche. Puoi farlo in qualsiasi modo ragionevole, ma non in alcun modo che suggerisca che il licenziante approvi te o il tuo uso., nome file: Maserati Khamsin brown.jpg, file creato in data: 4 ottobre 2009, e caricato il: 19 ottobre 2009, indirizzo: https://it.wikipedia.org/wiki/Maserati_Khamsin#/media/File:Maserati_Khamsin_brown.jpg, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8130699
Maserati Khamsin: contesto
Maserati Khamsin è vissuta fra il 1973 e il 1982. La Casa francese aveva in precedenza influenzato la creazione delle due sportive Merak e Bora con motore centrale da parte del Tridente. Solo che tali operazioni scontentarono gli aficionados tradizionalisti di Modena. Il Tridente di Modena infatti era celebre per le sue lussuose GT con motore anteriore. Dunque Khamsin nacque con lo scopo di colmare quel vuoto che era stato lasciato dai due modelli anteriori francesi.
Si tratta dell’ultimo modello supervisionato dall’Ing. Giulio Alfieri. Sì, perché oggi voglio parlare di una coupé 2+2 molto elegante. Khamsin è stata disegnata da Marcello Gandini, quando questi lavorava ancora per Bertone. Il relativo prototipo fu presentato durante il Salone Internazionale dell’Automobile di Torino nel 1972. Nel marzo dell’anno dopo fu presentato il modello di serie durante il Salone Internazionale di Ginevra. Il nome del modello fu preso tale e quale dal nome del vento caldo che soffia nel Paese delle Piramidi.
Le dimensioni richiamavano da vicino la Ghibli. Il telaio della Khamsin invece era costruito intorno alla scocca portante, che sostituiva quello tubolare. Nel lato posteriore c’erano sospensioni indipendenti (a quadrilateri deformabili con barra antirollio, come all’anteriore). L’aspetto particolare erano i doppi gruppi molle-ammortizzatori. Il propulsore era un V8 bialbero di 4.9 di cilindrata, che sprigionava la bellezza di 320 Cavalli di Nettuno. Il motore era stato preso dalla Ghibli SS. Ma era stato arretrato rispetto all’assale anteriore, per ottenere una migliore distribuzione dei pesi. Il cambio era un manuale ZF a 5 rapporti, col gruppo cambio-differenziale montato sul telaio ausiliario (schema transaxle).
E voi, quand’è che vi siete chiesti: «mah quali piramidi d’Egitto»?! Oppure, quand’è che vi siete detti «mah che vento d’Egitto»?! O ancora: avreste mai associato la Casa del Tridente di Modena al Paese delle Piramidi? O magari: avreste mai detto che Modena potesse avere un accento egiziano?
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
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