Lo so che a volte sembra che io mi ripeta. Ma oggi no. Oggi voglio parlare sì di Bugatti. Ma il modello in questione è l’EB 112. Perché di Bugatti EB110 ho già parlato dentro lo spazio di questo blog.
Premetto che ora devo fare una breve analisi filologica. Anzitutto ci tengo a precisare una cosa. È un prototipo di berlina sviluppato (1993) dalla Casa del Genio Italico d’Oltralpe, quando aveva la Sede in Campogalliano. Sarebbe dovuta essere la Ammiraglia di Campogalliano. Rinata dalle ceneri della prima Casa di Molsheim. Sarebbe dunque stata l’Ammiraglia italofrancese in grado di competere con le Ammiraglie italiane per antonomasia. Ossia la Casa del Cavaliere della Bellezza e quella del Tridente di Modena). Sarebbe dunque dovuta essere la berlina stradale (dotata di 4 porte) più veloce al mondo.
Per assicurarsi il successo dell’operazione, Campogalliano affidò il disegno della carrozzeria in fibra di carbonio al Giorgetto nazionale. Quando questi era ancora il vertice di Moncalieri. Il telaio era in fibra di carbonio. L’auspicio era il recupero degli stilemi di Jean, figlio del fondatore. L’esito fu una 2 volumi. Una forma po’ inconsueta per essere chiama limousine (o anche solo berlina di lusso). Nel design erano evidenti i richiami alla Type 57 Atlantic. Mentre i cerchi in lega da 17″ erano una chiara eco a quelli della Royale. Altri richiami erano il lunotto sdoppiato. E la nervatura longitudinale che partiva dalla sommità del parabrezza e, attraversando il tettuccio, terminava sulla coda. L’abitacolo era così lussuoso che poteva a buon diritto competere con quello delle Ammiraglie italiane per antonomasia. Cioè i marchi Lancia Maserati e Alfa Romeno. Pensando anche a modelli e paragoni come la Maserati Quattroporte. O come Lancia Aurelia B24 Spider.
Bugatti EB 112 era dotata di un propulsore V12 aspirato con 5 valvole per cilindro. E una cubatura di 5994 cc. Il che consentiva alla limousine di Campogalliano di sprigionare 455 ferri di cavallo a 6000 rpm. Grazie a una coppia di 590 Nm. Ciò le permetteva di toccare la velocità massima di 300 chilometri orari, accelerando da 0 a 100 km/h in 4,4″. Tutti questi risultati erano garantiti dalla trazione integrale permanente e dal cambio manuale a 6 marce.
Bugatti EB 112 fu presentata al Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra del 1995. L’auto sarebbe dovuta entrare in produzione due anni dopo. Ma proprio nel 1995 la Bugatti SpA di Romano Artioli dichiarò la bancarotta. Al momento del fallimento, era stata iniziata la produzione di 4 esemplari in pre-serie (incompleti). Essi dunque furono acquistati da Gildo Pallanca Pastor, proprietario del piccolo costruttore francese Venturi. E furono completati solo nel 2001. Insieme al prototipo di Ginevra questi sono gli unici esemplari disponibili di Bugatti EB 112.
E voi, quand’è che vi siete sentiti così bene nella vostra vita, da sembrarvi di stare comodi dentro una limousine? o berlina di lusso ‒ se preferite? E qual è stato il vostro più inglorioso epilogo, dal quale avete tratto la vostra maggiore rarità?
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
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