Oggi voglio tornare a parlare con voi di Corea. E il motivo è un dispiacere che ho attraversato con mio padre. L’argomento odierno infatti è Hyundai ix20.
Mi riferisco alla compatta coreana di segmento B prodotta da Seoul tra il 2010 e il 2019. Se volessi parlarvi del prototipo (Hyundai ix-Metro) che ne anticipò la produzione in serie, il discorso diventerebbe troppo lungo. Quindi mi limito a dirvi che il suo design era conseguenza della filosofia Fluidic Sculpture della Casa Coreana. Secondo cui le linee del veicolo dovevano seguire un percorso movimentato (cioè “fluido”). E ciò per dare una linea più sportiva alla carrozzeria e meno spigolosa (da cui il concetto di “scultura”). Rispetto alle precedenti auto Hyundai. Per risparmiare fatica, la fiancata venne presa tale e quale dalla Kia Venga. Idem per portiere e parafanghi. La carrozzeria era prevista per un’auto di 5 porte.
La piattaforma di partenza era una struttura dotata di elevata flessibilità. Essa era costituita da longheroni stampati a caldo in acciaio e leghe leggere. Il motore era in posizione trasversale. La trazione era anteriore. Quanto alle sospensioni, dovrei ripetere un discorso già fatto in altre occasioni. Cioè: quelle anteriori erano a ruote indipendenti con schema MacPherson e barra stabilizzatrice. Mentre quelle posteriori erano a ruote interconnesse con schema a ponte torcente + barra stabilizzatrice. L’altro aspetto che mi sembra interessante non è tanto il fatto che gli ammortizzatori fossero a gas, quanto l’impianto frenante. Ossia: dischi autoventilati all’anteriore e pieni al posteriore.
Hyundai ix20 era proposta in due versioni a gasolio e due a benzina. Il primo propulsore a benzina era il 1.4 16V con iniezione elettronica da 90 Cavalli coreani e 137 Nm di coppia massima a 4000 rpm. L’altro benzina era il 1.6 16V che sprigionava fino a 125 Cavalli coreani, grazie a una coppia massima di 156 Nm a 4200 rpm.
I due diesel invece facevano parte di un discorso diverso. Il minore era un 1.4 CRDI common rail con turbina a geometria fissa. Lanciava allo stato brado 77 oppure 90 Cavalli coreani grazie alla coppia massima di 220 Nm a 1800 rpm. Quello da 77 CV disponeva anche del filtro antiparticolato. Scusate l’inciso, ma il mio orgoglio patriottico mi spinge a ricordarvi che il FAP era un brevetto Fiat. Tale dispositivo consentiva di ridurre le emissioni a patto di mitigare le prestazioni (detto sempre per inciso). Quello da 90 CV invece era disponibile anche con il sistema Stop & Start. Ciò premesso, ambedue le versioni erano equipaggiate con un cambio manuale a 6 marce. Il diesel più potente però era il 1.6 CRDI che disponeva di una turbina (stavolta) a geometria variabile. E ciò gli permetteva di esprimere una potenza massima di 116 oppure 128 Cavalli coreani. Ciò grazie a una coppia massima di 260 Nm a 2200 rpm. Sul modello che montava questo propulsore il filtro antiparticolato era di serie. Il cambio era solo manuale a 6 marce. In Italia, per via delle leggi sui consumi, venne venduto solo il diesel meno potente.
Inutile dire che le concorrenti naturali di Hyundai ix20 erano Lancia Musa, Fiat Idea, Ford Fusion, Citroën C3 Picasso, Opel Meriva, Renault Modus, Audi A2, Mercedes Classe A. Non direi Ford B-Max, per il semplice motivo che forse questa Ford potrebbe rientrare in un’altra classe. Per certi versi infatti quest’ultima mi viene da paragonarla più alla Opel Zafira. Quanto a dimensioni. Almeno, queste sono quelle che mi vengono in mente. Magari voi ne avete altre da suggerire.
A questo punto mi direte voi: sì, va bene tutto ‘sto pippone, mahhhhh…. che c’entra tutto ciò con te? Dovete sapere che tra la Bora e la B-Max mio padre affrontò la parentesi della Hyundai ix20. Furono 9 lunghi mesi di dolori lacrime e sangue. Sì, proprio così. Perché fin da subito mio padre si accorse che l’auto consumava troppo. E, per verificare che tutto fosse a posto, spese tanti soldi dal meccanico. Solo per controllare che tutti i parametri fossero a posto e che non ci fossero guasti o perdite. Dopo 9 mesi vendette l’auto a una concessionaria, per rivendere all’estero le parti riutilizzabili del veicolo. Il concessionario disse a mio padre che il motore aveva un difetto. Ma che nonostante ciò era riuscito a rivendere il veicolo a pezzi all’estero. Faccio ora una piccola parentesi. Il concessionario dal quale aveva comprato la ix20 (di Milano) e quello al quale la vendette (in Brianza) erano diversi. E non so nemmeno se si conoscessero. Ma di certo posso dire che la parentesi ix20 non ci voleva.
E voi, qual è stato il periodo della vostra vita, del quale avreste detto volentieri: «non ci voleva»?
Juan
L’immagine proposta in apertura del presente post è gentilmente concessa da M 93 – Opera propria, descrizione: Hyundai ix20 1.4 Classic, dimensioni originarie: 2178x1400px, in base alla Licenza di CC BY-SA 3.0 de, Dettagli dell’autorizzazione Questo file è disponibile in base alla licenza Creative CommonsAttribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Germania. Tu sei libero: di condividere – di copiare, distribuire e trasmettere quest’opera di modificare – di adattare l’opera Alle seguenti condizioni: attribuzione – Devi fornire i crediti appropriati, un collegamento alla licenza e indicare se sono state apportate modifiche. Puoi farlo in qualsiasi modo ragionevole, ma non in alcun modo che suggerisca che il licenziante approvi te o il tuo uso. condividi allo stesso modo – Se remixi, trasformi o sviluppi il materiale, devi distribuire i tuoi contributi in base alla stessa licenza o compatibile all’originale., nome file: Hyundai ix20 1.4 Classic – Frontansicht, 13. Juni 2011, Heiligenhaus.jpg, file creato e caricato in data: 13 giugno 2011,, la foto è reperibile all’indirizzo: https://it.wikipedia.org/wiki/Hyundai_ix20#/media/File:Hyundai_ix20_1.4_Classic_%E2%80%93_Frontansicht,_13._Juni_2011,_Heiligenhaus.jpg, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15497818
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
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