Oggi mi va di parlare un po’ con voi della mia famiglia. Sì, perché l’argomento odierno è Volkswagen Bora. Se avrete la pazienza di leggere questo post fino alla fine, capirete che cosa c’entra la mia famiglia.
Si tratta di una familiare prodotta dalla Casa di Wolfsburg fra il 1998 e il 2005. Ora dirò una cosa che potrebbe sembrare che non c’entri. E invece c’entra eccome. Intendo dire che la quarta generazione della Volkswagen Jetta nei mercati latinoamericani ed europei era venduta come Bora. Calmate i bollenti spiriti: non c’entra nulla con la super–voiture italo-francese. È un puro caso di omonimia. Neanche di questione filologica. Semmai, ritengo interessante osservare che questa Bora (al pari delle precedenti generazioni della Jetta) era derivata dalla Golf. Essa nacque come risposta di Volkswagen a chi etichettava la Jetta come una semplice Golf rimodulata su 3 volumi. Nel frontale adottava stilemi che riecheggiavano la Passat. Mentre nelle portiere posteriori la linea era una evoluzione di quelle della Golf. Tanto che nel mercato italiano furono proposte sia la Golf Variant che la Bora col medesimo allestimento. A vederle da fuori si sarebbero dette due gemelle. Ma la differenza era tutta negli interni. Tra le due infatti, la Golf era la gemella povera. L’altro aspetto che le distingueva era il fatto che la Bora disponeva di alcune motorizzazioni maggiori rispetto alla Golf.
Sì, ma mi chiederete voi: che c’entra tutto ciò con la tua famiglia? Dovete sapere che mio padre comprò dal fratello del suo consuocero una Volkswagen Bora. Ciò avvenne poco dopo il matrimonio di mio fratello. Quando ci fu tale acquisto, l’auto aveva già un paio d’anni. Quella macchina per mio padre era bellissima e comodissima. A lui piaceva tantissimo il fatto che il cambio disponesse della sesta marcia. Trovava tutto ciò molto utile. E anche rilassante. Certo, lo diceva uno che si spostava in auto dal divano del soggiorno alla tazza del water. Quindi io potevo solo fidarmi del suo giudizio. E della sua esperienza di guida. Venne quindi, il momento in cui mio padre dovette venderla. Quando ciò avvenne, provò una tale contrizione d’animo, che mi sembrava che fosse uscito non assolto dalla Confessione col penitenziere. Ma non voglio mischiare il sacro col profano.
E voi, quale circostanza ha descritto meglio la storia della vostra famiglia?
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
#hpcvlautochevoglio
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Un pensiero su “Volkswagen Bora: storia di famiglia”
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