Non c’è niente da fare. Quindi lo devo per forza ammettere: da profano, quale io sono, mi piace il cinema. Dunque lo avete già capito che l’argomento di oggi è The Fast and The Furious: Tokyo Drift.
La storia la conoscete meglio di me. Quindi ve la risparmio. Semmai ciò che mi sembra interessante è il modo in cui questo capitolo si inserisce nell’economia della Saga. Si tratta infatti del ruolo duplice di questa storia. Essa si inserisce nella trama come sequel. Ma nel contempo è uno spin off. L’altra particolarità è costituita dal fatto che questo capitolo è uscito nelle sale nel 2006. Ma la vicenda si colloca dopo Fast and Furious 6, pubblicata nel 2013. Mi vien quasi da pensare che la DeLorean DMC-12 (a questo intreccio) gli faccia un baffo.
2000 NISSAN SILVIA S15 SPEC-R 2.0L V6 558 HP TWIN TURBO TOKYO DRIFT HAN’ S CAR FH3, il video è fornito in qualità 720px, ed è reperibile all’indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=5d2KLtF2ios. Poiché ho per tempo richiesto i permessi di pubblicazione di questo contenuto, senza tuttavia ricevere alcuna risposta, in base al principio del silenzio: assenso mi ritengo autorizzato a pubblicare questo video nel presente post. Resta inteso che tale pubblicazione non ha scopo commerciale
Driftare a Tokyo: la Gioconda
Flussi temporali a parte, il motivo per cui oggi voglio parlare con voi di questo capitolo è il fatto che Tokyo Drift è un’esplosione di vetture nipponiche col cambio manuale. E ormai voi sapete che io strabuzzo gli occhi quando vedo queste cose. Non solo. Ma per il duello finale Sean recupera la scocca della Ford Mustang del 1967 del padre. E vi monta il motore V6 da 2.0 di cilindrata della NISSAN Skyline TWIN CAM dotata di 24 Valvole. Che con l’aggiunta di una turbina lancia l’auto allo stato brado con la bellezza di 558 Cavalli Vapore. E vi monta anche i freni a disco Wilwood. Consentitemi una brevissima digressione. Questa Nissan era stata presentata fin da subito come la Gioconda di Han. L’unico della banda che aveva creduto in Sean fin da subito.
E così pare che la resurrezione della Gioconda sia il deus ex machina del film. In realtà però subito dopo si scopre che il vero elemento risolutore non è la macchina, ma il trait d‘union dell’amicizia fra Sean e Han. Che nessuno si sarebbe aspettato. Perché nessuno lo ha mai citato prima. Ossia Dom. Che appare per un brevissimo cameo nell’ultima scena del film.
E voi, qual è (o è stato) il vostro amico, che vi abbia fatto anche da mentore per la vita che vivete ora?
Ho per tempo cercato i contatti con la Universal Pictures per chiedere loro le licenze di pubblicazione di materiale di loro proprietà, ma poiché non risponde nessuno mi ritengo autorizzato a pubblicare il presente contenuto – sempre a scopo non commerciale
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
#hpcvlautochevoglio
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