Ormai l’avete capito che mi piacciono tantissimo le creazioni del Toro. Infatti l’argomento di oggi è Lamborghini Islero.
di Rex Gray – originally posted to Flickr as 1969 Lamborghini Islero S – fvr, descrizione: Spanish Landing Park Bella Italian 2008 – Lamborghini Islero, dimensioni originarie: 1600x1000px, Licenza: CC BY-SA 2.0 Dettagli dell’autorizzazione Questa immagine, in origine caricata su Flickr, è stata caricata su Commons tramite Flickr upload bot il 28 maggio 2010, 15:59 da Typ932. A quella data l’immagine era disponibile su Flickr sotto la licenza indicata di seguito. Questo file è disponibile in base alla licenza Creative CommonsAttribuzione-Condividi allo stesso modo 2.0 Generico Tu sei libero: di condividere – di copiare, distribuire e trasmettere quest’opera di modificare – di adattare l’opera Alle seguenti condizioni: attribuzione – Devi fornire i crediti appropriati, un collegamento alla licenza e indicare se sono state apportate modifiche. Puoi farlo in qualsiasi modo ragionevole, ma non in alcun modo che suggerisca che il licenziante approvi te o il tuo uso. condividi allo stesso modo – Se remixi, trasformi o sviluppi il materiale, devi distribuire i tuoi contributi in base alla stessa licenza o compatibile all’originale., nome file: 1969 Lamborghini Islero S – fvr.jpg, file creato in data: 5 aprile 2008, file caricato in data: 1 aprile 2018, indirizzo: https://it.wikipedia.org/wiki/Lamborghini_Islero#/media/File:1969_Lamborghini_Islero_S_-_fvr.jpg, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10477073
Lamborghini Islero: all’inizio
Il primo motivo per cui voglio parlarne è che è stata prodotta solo nel biennio 1968-1969. All’inizio di quei due anni la produzione della 400 GT stava per terminare. A Sant’Agata Bolognese allora si chiesero chi ne avrebbe raccolto l’eredità. Era una domanda non di poco conto, se si considera che nello stesso tempo era fallita la meneghina Carrozzeria Touring. Al carismatico Ferruccio infatti sarebbe piaciuto incaricare la carrozzeria milanese dello sviluppo del relativo design. Egli dunque poté rivolgersi solo alla Carrozzeria Marazzi. Proprio lì infatti erano confluite le maestranze di quella sotto la Madonnina (soprattutto il designer Formenti).
Proprio nel 1968, durante il Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra, il Toro presentò la versione GT. Si trattava di una coupé 2+2 dotata di 3 volumi e basata sulla meccanica della 400 GT. Islero dovette però condividere lo stesso stand con la Espada e la Islero GT. Ciò impedì alla stessa Islero di emergere tra le novità del Salone. Anche perché la stessa Islero non si presentava per niente male. Era confortevole, silenziosa (per quanto possa essere silenzioso un motore del Toro) e brillante grazie al V12 con 4.0 di cilindrata che sprigionava la bellezza di 320 tori imbufaliti. Tanto che il carismatico Ferruccio la scelse come sua auto personale.
L’anno dopo il Toro presentò la Islero GTS con propulsore potenziato per sprigionare 350 tori imbufaliti. Su questa versione c’erano alcuni accorgimenti estetici (come parafanghi più larghi, presa d’aria laterale e cerchi in lega leggera). Inutile dire che, visto l’insuccesso della versione base, la stessa Islero uscì di produzione sul finire di quell’anno. Ciò non toglie però che essa sia diventata ancor più un oggetto del desiderio per gli aficionados del Toro e i collezionisti del settore automotive.
E voi, qual è stata l’infatuazione che vi è durata non più di due anni?
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
#hpcvlautochevoglio
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Un pensiero su “Lamborghini Islero: una vita così breve”
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