Chissà che magari la mia mania per i concept non sia in realtà una manifestazione di un mio profondo anelito ad accedere alla Socialité, quella che conta… Ma tanto posso continuare a sognare, fin che voglio, perché resterò spiantato fino alla fine dei miei giorni (caspita, che bella prospettiva teleologica… che bell’orizzonte di vita). Comunque sia, oggi voglio parlare di Lamborghini Urraco Bertone Bravo (conosciuta anche come Lamborghini Bravo, ma solo per gli amici).
Ebbene, Lamborghini Bravo è un concept coupé creato da Sant’Agata Bolognese e presentato al Salone Internazionale dell’Automobile di Torino, nel 1974. Un dettaglio per me nuovo (perché non ne avevo mai sentito parlare in precedenza, in casi analoghi) è il fatto che Lamborghini Bravo, prima di essere presentata in via ufficiale al Salone di Torino del 1974, aveva già percorso diversi chilometri per merito dei collaudatori del Toro. Come anticipato nella premessa al presente post, il nome completo del concept sarebbe Lamborghini Urraco Bertone Bravo, dal momento che esso è stato pensato come eventuale sostituzione della Urraco ‒ dalla quale ha preso la meccanica. I cofani anteriore e posteriore sono sagomati da numerosi sfiati rettangolari per lasciar passare l’aria. I cerchi saranno in seguito ripresi dalla Lamborghini Silhouette. Come scritto poco fa, questo concept si chiama anche Bertone, perché è rimasto in mostra presso il museo del celebre designerNuccio per qualche tempo. Il nome Bravo invece pare che derivi da quello di una razza taurina usata nelle corride iberiche. Nulla a che vedere con l’omonima succedanea utilitaria del Lingotto.
E voi, qual è stato il vostro miglior traguardo conseguito, per il quale vi siete sentiti di esclamare: «sono stato proprio bravo!»?
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
#hpcvlautochevoglio
Juan Vedi tutti gli articoli di Juan