Sì, perché la Carrozzeria Ghia è stata fondata nel 1916 nella città della Mole Antonelliana da Giacinto Ghia. All’inizio essa si occupò di realizzare le carrozzerie di vetture prodotte da Case italiche blasonate come l’Alfa Romeo 6C 1500 e la Fiat 508 Balilla. La fabbrica di Giacinto fu bombardata durante la Seconda Guerra Mondiale e il carismatico fondatore ne diresse i lavori di ricostruzione fino alla propria morte – avvenuta l’anno successivo. La proprietà dell’Azienda passò di mano e i nuovi soci strinsero nuove relazioni commerciali, per la realizzazione di autotelai pensati per automobili Special esclusive o prodotte in piccola serie. Nel carnet della Carrozzeria ci sono numerosi telai Ferrari, ma le collaborazioni principali di Ghia furono quelle con Ford e Chrysler (senza dimenticare quella con Cadillac e General Motors).
All’inizio la Ghia andava forte – se mi consentite l’uso di quest’espressione. Tanto che la Carrozzeria si permise il lusso di creare la Ghia Aigle in Svizzera (1948) e la Dual Ghia negli Usa (1956) tramite delle joint–venture con partner locali. Nel 1967 la Carrozzeria Ghia entrò nelle proprietà di Alejandro de Tomaso, che la vendette nel 1973 alla Ford. Prima della cessione al colosso a Stelle e Strisce, Ghia collaborò con il costruttore italoargentino alla realizzazione della De Tomaso Pantera. Il canto del cigno per Ghia (ridimensionata a centro stile) fu la realizzazione di Ghia Saetta per la casa dell’Ovale blu, poi rinominata Ford StreetKa (anche se poi fu prodotta da Pininfarina a partire dal 2003). Ebbene, nel 2001 il Centro Stile Ghia venne chiuso. Giusto 20 anni fa cessava l’ennesimo sogno italiano.
Ecco: la Carrozzeria Ghia non sopravvisse all’avvento del terzo millennio. Sì, quello fu proprio il canto del cigno per una delle tante eccellenze italiane. E fu anche il motivo di un lungo pianto per me. E voi, avete qualche esperienza che è stata per voi motivo di grande pianto o dolore?
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
#hpcvlautochevoglio
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4 pensieri su “Carrozzeria Ghia: non sopravvisse al terzo millennio”
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