Mi conoscete e sapete che talvolta mi piace parlare di cinema. Purché abbia qualche pertinenza col mondo delle auto. L’argomento di oggi infatti è la Dodge Charger R/T del 1970 del primo capitolo della saga di Fast and Furious.
Non voglio tediarvi con l’elenco della spesa, circa le specifiche. Che potete trovare dal concessionario. Come per esempio il fatto che per stessa ammissione di Dom l’auto esprima una potenza massima di 900 CV. E ciò lo si vede nell’ultimo quarto di miglio, tagliato dal passaggio a livello. Questa vera bestia fa il suo ingresso in scena quando ormai tutti i giochi sembrano compromessi. Dal punto di vista teatrale potrei parlare di deus ex machina. Anche se in realtà essa viene sfasciata durante l’incidente non previsto con l’autotreno.
Quindi, ecco il colpo di scena. Il convitato di pietra che avrebbe dovuto risolvere tutta la trama del film. Ma quell’auto in realtà ha una vita utile molto breve. Perché il vero elemento risolutore è la Toyota Supra (JZA80) biturbo già ripristinata per le race wars. Solo un’osservazione sulla differenza tra la Charger di Dom e la Supra che Brian fa recuperare. L’auto di Dom ha il cambio automatico. Quella di Brian ha invece la trasmissione manuale. Che, come ormai ben sapete, io preferisco di gran lunga. Sarà che prediligo la guida latina. Il finale western (se così lo si vuole chiamare) è la scena dopo i titoli di coda. Che mostra Toretto a Baja in México a bordo di una Chevrolet Chevelle SS del 1970. In cui l’anno è una chiara eco alla Dodge Charger R/T del 1970 appena distrutta. Ho scritto che secondo me è un finale western. E l’ho fatto perché credo la scena richiami un po’ i finali dei film western. In cui il cowboy cavalca verso il tramonto.
Ho per tempo cercato i contatti con la Universal Pictures per chiedere loro le licenze di pubblicazione di materiale di loro proprietà, ma poiché non risponde nessuno mi ritengo autorizzato a pubblicare il presente contenuto – sempre a scopo non commerciale
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
#hpcvlautochevoglio
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3 pensieri su “Per quei 10 secondi”