Lo sapevate che anche dalle parti di Hethel sono innamorati della nostra bellissima Sicilia? Se non mi credete, cercate qualche informazione sul concept Lotus Etna. Sì, perché vi sto parlando del coupé a 2 porte che la Casa di Hethel ha sviluppato insieme alla Italdesign del Giorgetto nazionale nel lontano 1984. Per questo modello Hethel dichiarò una velocità massima di 290 km/h. L’auto montava un propulsore V8 aspirato con una cilindrata di 3946 cc (che quindi si può considerare un 4.0 ‒ o 4 litri, se preferite) in posizione centrale, dotato di 32 valvole, che erogava una potenza massima compresa fra i 320 e i 360 Cavalli imbizzarriti. Lotus Etna era dotata di cambio manuale a 5 marce e percorreva il famoso 0-60 mph in soli 4,3″ (che per l’epoca era un tempo ragguardevole ‒ ma anche adesso, a dire il vero). Hethel aveva in programma di sostituire quel cambio con uno a variazione continua. Quando la Casa British fu acquistata dalla Genaral Motors, però, la nordamericana avrebbe voluto montare tale motore sulla sua più recente Corvette. Per fortuna l’idea cadde nel vuoto. Se no, ci saremmo persi una tale bellezza British only. Per finire, mi sembra interessante dirvi che di questa auto sono stati realizzati due esemplari allo stato di prototipo (e non uno solo, come vi ho abituati a pensare finora ‒ riguardo agli altri esemplari di questa categoria).
E voi, qual è l’idea più vulcanica che avete avuto?
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
#hpcvlautochevoglio
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