L’argomento di oggi è in parte originale rispetto alle categorie, alle quali vi ho abituato nel corso del tempo. Ora infatti voglio parlare con voi di Maserati Chubasco.
Il motivo per cui Chubasco non appartiene alle categorie ormai a voi consuete è il fatto che questa Maserati è dal punto di vista tecnico un “prototipo” – e non un concept. Ebbene, la Casa del Tridente ha creato questo gioiello nel 1990, dandole la carrozzeria di una berlinetta e due posti secchi con il motore messo in posizione centrale. Neanche a dirlo, il design è opera del genio Marcello Gandini, che aveva dotato la carrozzeria di 3 prese d’aria nella parte anteriore, dirigendo i flussi verso le prese d’aria sulla parte posteriore. Questa soluzione permetteva un efficiente raffreddamento del motore e migliorava l’effetto suolo. La Chubasco era dotata di portiere che si aprivano a forbice. Il Tridente montò come propulsore un V8 biturbo di 3,2 litri preso dalla Maserati Shamal che sprigionava 430 Cavalli imbizzarriti. La trasmissione era affidata a un cambio manuale a 6 marce con trazione posteriore. Ciò che mi dispiace, è il fatto che il progetto venne giudicato troppo costoso e perciò accantonato. Ecco perché l’unico esemplare prodotto di Maserati Chubasco è esposto al Museo Panini Maserati di Modena. Il telaio della Chubasco fu recuperato in seguito come base della Maserati Barchetta. E allora perché questa Maserati si chiama così? Semplice: perché Chubasco è il nome di un vento che soffia in America Latina. Un nome che richiama molto da vicino il concetto di velocità.
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
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