La prima vita (indicata nella sigla Elan R26) infatti trascorse fra gli anni 1962 e 1975. Questa prima serie nacque rispettando in pieno i principi del fondatore Colin Chapman: il telaio era in monotrave di acciaio; la carrozzeria spyder era realizzata in vetroresina; il peso a vuoto era molto leggero e conferiva una grande agilità a questa vettura ‒ come si aspetta sempre del resto la clientela esigente dei capolavori di Hethel. Il suo propulsore era un 4 cilindri di 1558 centimetri cubici. Mentre la sua distribuzione era affidata a 2 alberi a camme in testa.
La seconda vita invece (identificata con la sigla Elan M100) era compresa nell’arco 1989-1996. Questa seconda serie nacque quando la Casa di Hethel era già stata comprata dalla General Motors, perché non era capace di esprimere idee nuove coi suoi modelli. Essi infatti si rivelavano reinterpretazioni di idee vecchie di almeno 10 anni (che trasmettevano la pesantezza e goffaggine tipiche del già visto). La nuova spider presentata nel 1989 invece incarnava gli stilemi propri di Hethel grazie alla carrozzeria in vetroresina e Kevlar e col telaio a trave centrale in acciaio, disegnata dal designer Peter Stevens. Il propulsore era un 4 cilindri in linea che occupava una cubatura di 1588 cc bialbero dotato di 16 valvole e di iniezione elettronica e turbocompressore con intercooler. Il motore era montato in posizione anteriore trasversale e associato a un cambio manuale a 5 marce. La sua eredità fu raccolta da Lotus Elise.
E voi, vi è mai capitato di vivere due fasi della vostra vita, durante la seconda delle quali avete avvertito di essere risorti dopo un periodo di catalessi? oppure, vi è mai capitato di avere un déjà vu? di dire: questa circostanza l’ho già vissuta?
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
#hpcvlautochevoglio
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Un pensiero su “Lotus Elan: vissuta in due momenti diversi”
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