Oggi voglio parlare con voi di un progetto particolare, poco noto anche a chi ha più esperienza di me in materia (che poi non ci vuole ’sto granché). L’argomento di oggi è Qvale Mangusta.

Qvale Mangusta: come nacque l’idea?
Qvale Mangusta deve il suo nome alla De Tomaso Mangusta (e fin qui non ci voleva tanto). Semmai è interessante conoscere la storia che ha portato alla scelta di tale nome. La casa italo-americana Qvale tra il 1999 e il 2002 ha prodotto questa vettura sportiva dotata di 2 posti secchi, partendo dallo studio del concept Biguá della Casa di Alejandro de Tomaso, che era stato presentato al pubblico durante il Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra del 1996. Quando se ne iniziò la produzione, dunque, la vettura fu chiamata De Tomaso Mangusta (in onore della gloriosa precedente). Ma a un certo punto la Casa di Alejandro si fece da parte, ragion per cui da quel momento tutte le vetture furono marcate Qvale (invece che De Tomaso). Ma gli esemplari di questo modello mantennero il nome Mangusta.

Qvale Mangusta: Casarini e l’identità dell’auto
Alejandro pensava a come produrre un sportiva dotata di due posti secchi, che avesse un limitato numero di esemplari realizzati. Casarini gli propose allora di prendere a modello l’inglese TVR Griffith, che corrispondeva, sia nella ricerca di stile che nelle quantità prodotte, ai desideri dell’imprenditore italo-argentino. Casarini quindi si ingegnò per adoperare un V8 già presente sul mercato (al fine di ridurre i costi di acquisto e manutenzione del veicolo). E infatti optò per un V8 Ford modulare da 4600 cc. Anche perché Alejandro aveva una profonda conoscenza dei motori d’Oltreoceano (e soprattutto di quelli della Casa di Detroit).

Qvale Mangusta: Biguá, Qvale e il genio di Gandini
Il disegno della carrozzeria è tutto merito di Marcello Gandini, il quale ricevette l’ordine di realizzare il tettuccio pieghevole di questa De Tomaso, purché fosse simile a quello multi-posizione adoperato dalla Griffith sulla TVR. Ecco il modo in cui si arrivò all’esposizione del prototipo De Tomaso Biguá al Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra del 1996 ‒ anche se il modello non era ancora completo, per entrare in produzione. Ecco anche perché De Tomaso Biguá restò solo un concept. Per portare a compimento il progetto fu necessario il finanziamento della famiglia Qvale (importatori nordamericani della precedente Mangusta nell’arco degli Anni ’60 del XX Secolo). Si arrivò così al 1997, quando la famiglia Qvale fondò la società Qvale Modena SpA, al fine di produrre questa nuova versione della Mangusta. Ditemi voi, se non basta una storia come questa per fare di un’auto simile l’oggetto dei vostri desideri.
E voi, qual è il progetto della vostra vita nel quale avete creduto di più, al punto di cercare un finanziamento (magari anche all’altro capo del mondo) ‒ per realizzare l’oggetto dei vostri desideri?
Juan
L’immagine della Qvale Mangusta 94, proposta in apertura del presente post, è gentilmente concessa da Alice Volkwardsen – Fotografia autoprodotta in data 22 maggio 2010, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=14589561 (Qvale Mangusta 94.jpg) ed è reperibile all’indirizzo: https://it.wikipedia.org/wiki/Qvale_Mangusta#/media/File:Qvale_Mangusta_94.jpg, dal quale è stata copiata nelle medesime dimensioni, incollata pubblicata su questo blog, nel presente post.
L’immagine, che offre la vista posteriore della Qvale Mangusta 2000 (numero seriale 112), è gentilmente concessa da Damian Morys – https://www.flickr.com/photos/damianmorysfotos/6009665894/, CC BY 2.0, (Qvale Mangusta rear.jpg) https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=18315822, scattata in data 23 maggio 2010, ed è reperibile all’indirizzo: https://it.wikipedia.org/wiki/Qvale_Mangusta#/media/File:Qvale_Mangusta_rear.jpg nelle dimensioni originarie di 1280 X 853 pixel, dal quale è stata copiata nelle medesime dimensioni, incollata e pubblicata su questo blog, nel presente post.
L’immagine, che offre la vista posteriore della Qvale Mangusta nera, è gentilmente concessa da Lebubu93, Own work, scattata in data 1 aprile 2011 alle ore 15:19, in occasione di Techno Classica 2011, su esplicita licenza Creative Commons, è reperibile all’indirizzo: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/fb/Qvale_Mangusta.jpg nelle dimensioni originarie di 3072 X 2304 pixel, dal quale è stata copiata nelle medesime dimensioni, incollata e pubblicata su questo blog, nel presente post.
L’immagine, che offre la vista laterale della Qvale Mangusta con la capote chiusa (Qvale Mangusta side.jpg), è gentilmente concessa da Sam Felder – https://www.flickr.com/photos/samfelder/38089848/, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=14522893, scattata in data 28 agosto 2005, ed è reperibile all’indirizzo: https://it.wikipedia.org/wiki/Qvale_Mangusta#/media/File:Qvale_Mangusta_side.jpg nelle dimensioni originarie di 3072 X 2304 pixel, che è stato copiato nelle medesime dimensioni, incollato e pubblicato su questo blog, nel presente post.
