Scommettiamo che stavolta riesco a stupirvi? E lo farò parlando di un’automobile che ha visto la fine di un’epoca, ha affrontato in pieno un conflitto e ha vissuto l’inizio di quella successiva. Mi riferisco alla Lancia Aprilia. Sì, perché Lancia Aprilia ha vissuto in pieno la fine del Fascismo, ha attraversato tutta la Seconda Guerra Mondiale e ha affrontato buona parte del primo lustro post Secondo Conflitto Mondiale.

Lancia Aprilia: chi è?
Ebbene, Lancia Aprilia è stata prodotta dalla Casa di Chivasso tra il 1937 e il 1949. Lancia Aprilia riceveva la difficile eredità di Lancia Augusta, che aveva ottenuto un ottimo volume di vendite, e di Lancia Lambda, che aveva ricalcato i passi di Lancia Augusta ‒ ma con una cilindrata minore (come conseguenza necessaria della grande crisi del 1929). Nonostante gli ottimi risultati in termini di vendite, il Cav. Vincenzo Lancia concepì una vettura rivoluzionaria e anticonvenzionale per l’epoca. Lancia Aprilia era il coronamento del progetto iniziato con Lancia Augusta, ossia quello della prima vettura chiusa al mondo con scocca autoportante. Gli elementi innovativi riguardavano le camere di scoppio emisferiche (che consentivano di ottenere un motore ad elevato rendimento termodinamico) e le ruote indipendenti ‒ aspetti innovativi che per la prima volta erano presenti su una vettura della Casa del Cav. Lancia.

Lancia Aprilia: com’è fatta?
Nel biennio 1934-35 la squadra dell’Ufficio Tecnico disegna il motore per Lancia Aprilia ‒ inferiore a 1500 cc ‒ con il tipico schema a dei cilindri a V stretto. Su Lancia Aprilia le camere a scoppio avevano forma emisferica. Questa soluzione è ottenuta grazie a un sistema di distribuzione brevettato. Mi sembra importante osservare che la forma della carrozzeria era stata studiata in collaborazione con il Politecnico di Torino. Dopo attente ricerche, questo Ateneo concluse che la forma del cofano bagagliaio (e del relativo portellone) avevano una alquanto importante rilevanza aerodinamica. Le cerniere delle portiere (dal profilo curvilineo, per ottenere una linea della carrozzeria più elegante rispetto alle portiere rettilinee delle altre Case) erano nascoste. Ma permettevano l’apertura delle portiere stesse di Lancia Aprilia a libro. E gli effetti si fecero vedere fin da subito, perché confermarono l’immagine di alta qualità della Casa di Chivasso.

Il Cav. Vincenzo Lancia: il genio all’origine di Lancia Aprilia
Ma parliamo anche un po’ della genialità del Cav. Vincenzo Lancia. Egli era sempre stato convinto del fatto che stabilità e aderenza traessero vantaggio dall’uso di sospensioni indipendenti e dell’ormai collaudato (e classico) “schema Lancia” all’anteriore. Non solo, ma il patròn Lancia fece mettere a punto una congrua sospensione al posteriore. Il risultato fu un posteriore per la Lancia Aprilia abbastanza complicato, che richiedeva una realizzazione piuttosto complessa. In un primo tempo si tentò la soluzione di una balestra trasversale, che si rivelò presto insufficiente. Le aggiunte adottate al sistema finale richiederebbero un’enciclopedia dei motori, per parlarne in modo adeguato. Quindi, preferisco evitarvi (e risparmiarmi) un argomento soporifero per specialisti del mestiere.

I freni erano fissati alla fine del differenziale, invece che alle ruote: ciò consentì di ridurre le masse non sospese e, di conseguenza, di migliorare la tenuta di Lancia Aprilia su strada.

Lancia Aprilia: l’approvazione del Cav. Vincenzo Lancia
Forse è interessante osservare che proprio le prove su strada del prototipo di Lancia Aprilia durarono fino a giugno 1936, ma il Cav. Vincenzo Lancia non vi partecipò mai ‒ in opposizione a quella che era una sua abitudine. Solo il 26 giugno del 1936 (per via di un viaggio a Bologna) il Cav. Vincenzo Lancia si mise alla prova, alla guida di un prototipo di Lancia Aprilia. Ecco un’altra particolarità: il Cav. Lancia lasciò la guida del prototipo di Lancia Aprilia a Gismondi, mentre lui si riservò il posto del passeggero. Ma non rinuncerà poi al piacere della guida lungo la strada del ritorno. Il suo giudizio finale affrancherà la tensione dei collaudatori e di tutta la Casa di Chivasso: «che macchina magnifica»!

Lancia Aprilia: un’opera d’arte tra Regno e Repubblica
Ecco, da ciò che vi ho detto, vi rendete conto voi stessi che questo post non è sufficiente per parlare in modo adeguato di una simile opera d’arte. Soprattutto perché la sua vita ha coperto un’epoca di passaggio importante della nostra Storia Patria, tra la fine del Regno e l’inizio della Repubblica.
E voi, qual è il vostro progetto dal quale avete raccolto soddisfazioni più a lungo termine ‒ e non nell’immediato? Oppure, qual è il vostro sogno che ha attraversato due o più periodi della vostra vita?
Juan
L’immagine della Lancia Aprilia, prima versione senza pedane (proposta in apertura del presente post), è gentilmente concessa da Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=709644.
L’immagine della vettura Lancia Aprilia con livrea nera del 1937 è gentilmente concessa da sconosciuto – http://www.san.beniculturali.it/web/san/dettaglio-oggetto-digitale?pid=san.dl.SAN:IMG-00001291, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=66637678.
L’immagine dell’Aprilia, prima serie senza pedane laterali, è gentilmente concessa da Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=888238.
L’immagine dell’Aprilia berlina con pedane è gentilmente concessa da Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=888315.
L’immagine di comandi e strumentazione della Aprilia berlina del 1938 è gentilmente concessa da Original uploader was Giomayo at it.wikipedia – Opera propria. Transferred from it.wikipedia, CC BY-SA 2.5 it, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10539575.
L’immagine della strumentazione dell’Aprilia, seconda serie, è gentilmente concessa da Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=763253.

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