Sto parlando di una vettura sportiva prodotta dalla General Motors (usando il marchio Chevrolet) nell’arco degli anni 1983-1996. La sua produzione iniziò con 44 prototipi per il solo 1983. Che però non videro mai la produzione in serie. Di questi, il prototipo 23° è esposto al National Corvette Museum nel Kentucky. Questa serie venne molto apprezzata per il disegno molto aerodinamico della carrozzeria. L’obiettivo dei progettisti era quello di avere una vettura maneggevole. Solo il propulsore restò identico a quello delle versioni precedenti.
Sul modello realizzato fra il 1984 e il 1988 era stata montata una trasmissione particolare. Voglio dire che era una 4+3. Dove il numero pari indicava i rapporti tradizionali. Mentre quello dispari quelli overdrive. Il motivo di tale progetto era il rispetto delle normative sul consumo di carburante. Ma la sua realizzazione fu così complicata che si optò per una trasmissione manuale di tipo ZF a 6 rapporti. Però il resto della storia me lo racconterete voi – se e quando vorrete.
Non so voi, ma io ci vedo qualcosa della Pontiac Firebird Trans Am. Chissà, forse nel muso. E voi invece: che relazioni e similitudini ci vedete? o magari quali differenze – se preferite? Oppure, quale vostra passione è stata così longeva da attraversare i Ruggenti Anni ’80 e terminare a metà dei Pop Anni ’90?
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
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