Venerdì 11 ottobre 2024 a Villa Mylius (Sesto San Giovanni) si è parlato dell’eterna dannazione dell’Ispettore Ginko: ossia Diabolik.

Alcune parti del lavoro redazionale
Nella Redazione di Diabolik c’è sempre un gruppo di persone che si occupano dei testi.

L’idea
Una storia parte da un’idea, anche molto piccola ‒ che può essere anche solo una frase.

Lo scalettone
Dall’idea si salta il soggetto e si va subito allo scalettone. Chi scrive questa parte potrebbe non essere chi disegna la storia. Un tempo era normale che uno facesse i disegni a matita e un’altra persona facesse le chine.

Il malloppone e le references
Del malloppone, una parte è costituita dalle references.

I layout
Gli schizzi abbozzati sono detti layout.

I retini
Diabolik è subito riconoscibile sia per i retini che per la gabbia, che per il modo di raccontare. Essi sono quel tipo di grigio che serve a dare la profondità di spazio alle vignette. Sono realizzati a mano, disegnando i puntini a uno a uno più o meno distanziati, per dare all’occhio l’impressione di un grigio più o meno intenso.

Il clean-up
Fatto il layout, si passa alla matita definitiva (o clean–up).

Le inquadrature
In 120 pagine ci sono sempre inquadrature diverse. È difficile disegnare Diabolik perché ha spazi sempre ben definiti: Diabolik ha una componente tecnica molto precisa. Il disegnatore ha la responsabilità della tavola: la vignetta superiore e quella inferiore devono creare una dinamicità di lettura. Il disegno non è fine a se stesso ma si deve asservire alla storia. Per questo il miscuglio delle vignette dev’essere bello.

L’ambientazione
Quando c’è un cambio di ambientazione, per farlo capire il disegnatore usa dettagli di design. Cioè usa oggetti riconoscibili subito.

Lo spiegone
Lo spiegone è fondamentale. Questo perché le sorelle Giussani compravano le idee per fare uccidere i personaggi. Ma le soluzioni trovate dovevano essere logiche. Per esempio alcuni dei primi gadget montati sulla Jaguar E-Type erano molto fantasiosi. Poi col passare del tempo sono diventati sempre più credibili. Ma nel complesso saranno spunti essenziali per gli accessori montati sulle auto di James Bond. E per tutto il filone dei film di spionaggio, in genere.

I rifugi
Nei primi anni Diabolik aveva delle grotte. Solo dopo si è preso dei bellissimi rifugi.

Diabolik personaggio cattivo
Diabolik è il primo personaggio davvero cattivo, in cui la figura femminile non è solo la sua pupa, ma personaggio comprimario. Da questo punto di vista l’attrice che impersona Eva nel film di Bava non rende bene, visto che è una pin–up. Diabolik si è creato una morale epica, pur venendo dal mondo criminale ‒ per cui vorremmo tutti essere lui. Diabolik è l’unico caso in cui il lettore può identificarsi nel protagonista ma anche nell’eterno antagonista Ginko. Diabolik non ruba per rivendere, ma ruba il bello. Da questo punto di vista, la pioggia di dollari (nel film del 1968) nella tana di Diabolik è una licenza di Bava.

Le scenografie
Il fatto che l’opera di Bava non sia pertinente in senso stretto al fumetto, non significa che sia non gradevole. Alcune scenografie di Bava faranno da spunto per la trilogia dei Manetti Bros. Altro elemento saliente, del quale i Manetti non potranno fare a meno, è la colonna sonora (composta dal M° Ennio Morricone).

L’Intelligenza Artificiale
L’Intelligenza Artificiale sta a Diabolik come la Musica sta al navigatore satellitare: serve tanta documentazione (le references). Ma l’Intelligenza Artificiale fa una collazione di tutto ciò che trova su un determinato argomento. E non seleziona. Dunque se ci sono errori alla fonte, l’Intelligenza Artificiale non li corregge. Anzi, li replica ‒ e li moltiplica.

L’ambientazione geografica
Diabolik è ambientato in un mondo molto simile al nostro ma che non è il nostro. Nei primi numeri invece l’ambientazione corrispondeva a Parigi. Ma la passione degli accaniti seguaci ha spinto la Redazione a preoccuparsi di realizzare una cartina del mondo di Diabolik.

Alcune considerazioni personali
Ora se mi permettete, faccio qualche considerazione mia (prettamente personale e come tale del tutto opinabile) sul rapporto con l’opera di Bava.

Ginko
Ginko indossa una cravatta nera a tinta unita invece che una bicolore a fasce diagonali.

Eva
Come scritto prima, Eva è un misto tra una pin–up degli Anni ’50 e una ragazza degli Psichedelici Anni ’70. Nell’economia del racconto, sembra quasi che l’esito positivo del colpo sia da ricercare del tutto nell’abilità organizzativa di Diabolik. E nella buona stella che gli si pone accanto. Quindi penso che Diabolik avrebbe potuto portare a termine comunque l’operazione ‒ anche senza la presenza di Eva. Mentre nel fumetto l’anima gemella del Re del Terrore è una bellezza letale ‒ e non certo una pin–up.

Il Ministro e il Capo della Polizia
I personaggi che si succedono nel ruolo di Ministro e Capo della Polizia sono comici, al punto da risultare delle macchiette. La soluzione del gas esilarante (durante la riunione in conferenza stampa) sarà uno spunto fondamentale per la creazione scenica successiva di Joker, l’eterno avversario del Batman di Tim Burton (1989).

L’ambientazione scenografica
L’ambientazione scenografica del film fa pensare al telefilm di Batman che andava in onda negli Anni ’70. Insomma, mi fa pensare agli Psichedelici Anni ’70 (menzionati poco fa).

Elementi di rottura
Primo forte elemento di rottura con la trazione fumettistica: per realizzare il colpo nel Castello, dove alloggiano il diplomatico e la sua Signora, Diabolik indossa una tuta e un passamontagna argentati. Secondo forte elemento di rottura con la tradizione fumettistica: fa la sua comparsa una Jaguar E-Type bianca invece che nera. Terzo elemento di forte rottura: nel film di Bava Diabolik ha un riso sardonico. Nel fumetto però Diabolik non ride mai. Quarto forte elemento di rottura: nel film di Bava Diabolik non si fa problema nell’usare il mitra. Nel fumetto invece ciò non avverrebbe mai. Per le sorelle Giussani, il loro eroe usa pozioni letali, lancia il coltello e spara aghi intrisi di cianuro (o di sedativo).

Il finale
Il finale con Diabolik intrappolato nell’oro fuso (che fa l’occhiolino a Eva), da un lato mi fa pensare alla fine di Creso (così per come la racconta Plutarco). Dall’altro si colloca nel solco dei finali non conclusi, per cui il pubblico si potrebbe aspettare un capitolo successivo. L’ultima frase che Diabolik dice a Eva infatti è: «non sarai mai sola finché vivo». Lasciando pensare che Diabolik non morirà mai.

La pellicola
La pellicola, benché prodotta dall’italianissimo De Laurentiis, è pensata per essere recitata in inglese. A differenza della Trilogia prodotta dai Manetti Bros (che invece è pensata per essere recitata in italiano). Questa è una differenza molto importante, perché evidenzia fin da subito lo scarto tra le due produzioni cinematografiche. A titolo di esempio, nella prima scena del film la Jaguar E-Type di Diabolik si cimenta nel piazzale della Polizia che (dalla segnaletica usata) mi fa pensare a uno stampo nordamericano.
Da ultimo, grazie a questa discussione sestese ho scoperto che l’Italia è il quarto mercato nel mondo del fumetto. E voi, siete più come Diabolik o come Ginko? la vostra passione per lui è una ricerca del bello oppure un’ossessione?
Juan
Le immagini sono tutte prese dalla proiezione a random dal pc dei relatori sul telone alle loro spalle, tramite la fotocamera del mio smartphone Wiko VIEW5 Plus con QuadCam da 48MP, ROM da 128 GB e RAM da 4 GB, processore Octacore da 2,3 GHz, risoluzione HD+ 720×1600px, display da 6,55″, telecamera selfie da 8 MP e sistema operativo Android™10, ma non so che risoluzione avessero le immagini sul pc originario.
Il presente post è pubblicato col permesso esplicito di Diabolik©Astorina Srl.

3 pensieri su “Diabolik visto a Sesto”