Challenger è stata prodotta dalla Dodge a partire dal 1970: la prima serie dal 1970 al 1974; la seconda versione dal 1974 al 1983; e la terza generazione dal 2008 a oggi. Per la prima serie venne usato un 6 cilindri in linea con un 3.7 di cilindrata. Mentre la V8 aveva una cubatura di 5.2 litri e sprigionava 230 arieti allo stato brado. Il telaio usato su Challenger era una chiara eco di Plymouth Barracuda, ma il design della carrozzeria ne era del tutto differente. La seconda serie prevedeva solo il modello coupé che si rifaceva alla Plymouth Sapporo. Il design della carrozzeria della terza generazione richiama molto da vicino quello della prima serie (la serie degli Anni ’70, intendo). Questa entrò in produzione con una prima versione SRT8 dotata di un V8 da 5.7 cc e la seconda versione SE che montava un motore da 3.5 cc. Questa ultima (e attuale) generazione monta un V8 Hemi da 6.1 cc che sprigiona la bellezza di 430 arieti selvaggi, una coppia di 570 Nm, raggiunge la velocità massima di 280 chilometri orari e percorre il fatidico 0-100 km/h in soli 4,9″.
E voi, che sfida pensate di portare fino alla vostra terza generazione?
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
#hpcvlautochevoglio
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