Già in precedenza avevo parlato della Casa di Eberhard Schulz. Ma oggi lo faccio per parlare di un doppio unicum (per quanto risulti paradossale nonché sgrammaticata la forma in cui mi esprimo).
Di solito quando si parla di supercars si pensa subito all’Italia. In realtà anche la terra del Reno è capace di dire la sua in materia. Oggi faccio una cosa insolita, perché rivolgerò il mio sguardo alla Germania, per tornare a parlare di supercar. E di una in particolar modo: la Isdera Commendatore. Il modello Commendatore rende omaggio già nel nome al Drake. Questo, tra i vari soprannomi che Enzo Ferrari annoverava, era il titolo nobiliare più elevato tra quelli ricevuti dalla Corona. Tornando a bomba, la Casa Isdera presentò questo modello al Salone Internazionale dell’Automobile di Francoforte nel 1993.
Della Commendatore furono realizzati solo due modelli: il primo venduto (con motore Mercedes V12 di 6.0 litri) l’anno stesso della presentazione. Il secondo, noto come Silver Arrow, è stato venduto 6 anni dopo con una cilindrata maggiorata: il motore in questo caso infatti ha una cubatura di 6.9 litri. E così la differenza sostanziale fra i due gemelli nobili consiste nella potenza espressa: il maggiore (quello del 1993) sprigiona circa 408 CV, mentre quello argenteo quasi 483 CV. E la differenza non è da poco, se si considera che il primo modello raggiunge una velocità massima di 341 km/h, mentre l’altro tocca i 370 chilometri orari. Vorrei inoltre farvi notare che la potenza del primo gemello esprime una coppia massima di 580 Nm, che permette al veicolo di scattare da 0 (zero) a 100 km/h in 4,1″. Quella dell’altro fratello invece esprime una coppia massima di 775 Nm, che però consente alla supercar uno scatto da 0 ai 100 orari in 4,7″.
E voi, vi è mai capitato di avere una duplice personalità? o duale, se preferite?
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
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