Nel mio modo di concepire le auto, di certo non rientrano i SUV. Rarissima eccezione è costituita dal piccolo Jimny di Casa Suzuki. Mi piace l’idea che un fuoristrada (perché è questo ciò di cui si parla, dal punto di vista tecnico) possa consentire la libertà di movimento propria dei SUV e l’agilità di una utilitaria. So che sembra paradossale ciò che dico, ma se si considera, che Jimny occupa lo spazio di parcheggio di una normale compatta (come potrebbe essere la nuova Fiat Punto), si trae la conseguenza che la mia osservazione non è poi così campata per aria.
Suzuki Jimny: dalla storia alla III generazione
Incominciamo con un po’ di storia. Jimny è il piccolo fuoristrada di Suzuki che, a partire dal 1970 ‒ e attraverso il 1981 e il 1998 ‒, è arrivato alla IV generazione (2018). Chi ha fra i 30 e i 40 anni, si ricorderà che la III generazione del piccolo di Casa Suzuki ha riscosso un certo successo, proprio grazie alle dimensioni alquanto contenute del veicolo. Insomma, offriva una buona abitabilità all’interno di spazi ristretti. La III generazione di Jimny, in verità, ha anticipato di poco la moda dei SUV (così per come l’abbiamo conosciuta in Europa), e l’ha accostata ‒ e l’accompagna tutt’ora (con la IV generazione, però).
Suzuki Jimny: fuoristrada mignon
Non nego che, sul modello Suzuki Jimny della III generazione, qualche pensierino ce l’ho fatto anch’io: mi piaceva il fatto che un fuoristrada, per essere tale, non dovesse essere per forza ingombrante. E che offrisse la libertà di parcheggio di veicoli propri di altri segmenti.
E voi, qual è il vostro grande desiderio in formato mignon?
Juan
L’mmagine, proposta in apertura del presente post, è gentilmente concessa da andy ballard sulla piattaforma Pixabay.
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
#hpcvlautochevoglio
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2 pensieri su “Suzuki: piccolo ma bello come Jimny”
Chupalo
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