De Tomaso: stile italo-emiliano

Fondata a Modena dal pilota italo-argentino Alejandro de Tomaso nel 1959, forse qualcuno ricorda la Casa emiliana per la costruzione di vetture da competizione, pensate per piloti privati – e anche per le vetture prodotte in piccola serie. Come dimenticare la vettura usata da Frank Williams (creatore della celebre omonima Scuderia di F1) per il campionato di Formula 1 del 1970?

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De Tomaso Vallelunga fu la prima

Ma la prima della serie fu la Vallelunga con linea coupé, disegnata dalla Carrozzeria Fissore di Savigliano, presentata al Salone Internazionale dell’Automobile di Torino del 1964. È la seconda vettura di serie al mondo, a montare un motore centrale di tipo Ford Cortina, che sprigiona una potenza di 78 kw e arriva a una velocità massima di 215 km/h. Ha un telaio monotrave in alluminio (che diventerà la cifra distintiva della Casa De Tomaso), che collega l’avantreno con il motore posteriore, e una carrozzeria in fibra di vetro. Peccato che sia stata costruita in meno di 60 esemplari, tra il 1964 e il 1967. O per fortuna – dipende dai punti di vista: c’è chi sostiene che non se ne vedono in giro i relativi esemplari neanche col binocolo, e chi invece dice che la produzione superlimitata rende il modello un oggetto del desiderio.

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De Tomaso Mangusta: la muscle car italiana

Un altro modello iconico della Casa è la Mangusta (il primo modello a essere sviluppato con Ford). Con questa vettura la De Tomaso passò dai motori Ford europei a quelli d’Oltreoceano. Dotata di un motore V8, ha carrozzeria coupé in acciaio e alluminio su disegno di Giorgetto Giugiaro. Mentre la linea fu disegnata dalla Ghia, una carrozzeria controllata da Alejandro de Tomaso. Questa vettura poteva competere con le coeve Ferrari e Lamborghini sul piano estetico, benché non avesse le stesse accortezze dal punto di vista tecnico. Ma si può dire che la Mangusta fu una vera muscle car italiana, prodotta in 400 esemplari.

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De Tomaso Pantera: solo per il mercato nordamericano

Erede della Mangusta fu la Pantera, che diede a de Tomaso una celebrità ancora maggiore. Apparsa nel 1970 e dotata di un V8 da 5,8 litri Ford, aveva una carrozzeria molto cuneiforme, disegnata da Tom Tjaarda della Ghia. Si tratta di una vettura, che la Casa destinò al mercato nordamericano. In totale furono prodotte 6128 Pantera tra il 1970 e il 1973, tra le carrozzerie Ghia e Vignale e lo stabilimento di Modena – dove avvenivano il collaudo della meccanica e l’assemblaggio finale.

De Tomaso: quale destino

Ora mi chiedo: se la Casa di Alejandro de Tomaso è stata in grado di produrre simili opere d’arte, perché nessuno si preoccupa, di far rinascere il marchio della Casa italo-argentina di Modena?

Juan

L’immagine della De Tomaso Vallelunga è gentilmente concessa da Rikita – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=18050178.

L’immagine della De Tomaso Mangusta è gentilmente concessa da Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=551919.

L’immagine della De Tomaso Pantera è gentilmente concessa da Porsche-Makus di Wikipedia in tedesco (Testo originale: Porsche-Makus) – Fotografia autoprodotta, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3425421.

14 pensieri su “De Tomaso: stile italo-emiliano

  1. Io ricordo un po’ la Pantera che spesso ho confuso con la Matra Bagheera (che aveva tre posti). Ricordo meglio la Mini De Tomaso, una piccola bomba col turbo che faceva schizzare quel “kart” a 160 km/h! L’avrei voluta per i miei 18 anni (dopo la X1/9). Poi col tempo ho avuto quella Mini nella versione tranquilla. E già così era divertente…

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      1. Vero, infatti quando le vedi o le ripensi ti viene da sorridere. Anche se la vedo un po’ come un pilota di rally, che dice di preferire le auto di oggi perché funzionano meglio, penso che una volta era più facile trovare auto meno “omologate”, più varie, particolari.

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