Non l’avrei mai detto fino a poco tempo fa, ma anche in Italia ci sono appassionati di motori statunitensi. In precedenza ho parlato di Dodge Viper, Cadillac, hot rod, muscle cars in genere (senza dimenticare la Pontiac Firebird Trans Am del telefilm SuperCar) e vetture sottoposte a tuning. Ora invece voglio parlare di un modello specifico: ossia, la Cadillac Fleetwood.

Cadillac: dai fratelli Fisher
Nata nel 1916 come carrozzeria dei fratelli Fisher, venne acquisita dalla General Motors, che ne valorizzò il potenziale, cambiando il nome in Cadillac. Il colosso nordamericano nominò Lawrence Fisher quale Direttore Generale di Cadillac. In tale veste, Fisher s’impegnò molto per costruire carrozzerie adeguate alle vetture del suo marchio.

L’acquisto della Fleetwood
Nel 1925 Fisher diresse l’acquisto della Fleetwood Metal Body da parte del colosso di Detroit. Il colpo si rivelò azzeccato, dal momento che Fleetwood realizzava già carrozzerie di lusso per le Case automobilistiche più prestigiose. In tal modo le carrozzerie Fleetwood furono in seguito associate ai migliori modelli Cadillac.

Lo sviluppo di Fleetwood
A partire dal 1977 Fleetwood divenne parte integrante dei modelli Cadillac con la realizzazione della Cadillac Fleetwood Bougham e della Cadillac Fleetwood Limousine. Addirittura nel 1985 la Fleetwood divenne un modello a sé.

Fleetwood: i pianali C e D
Nel 1985 General Motors introdusse sui modelli Fleetwood, De Ville, Buick Electra e Oldsmobile 98 il nuovo pianale C a trazione anteriore. Mentre la Fleetwood Bourgham conservò il pianale a trazione posteriore (ridisegnato come pianale D nello stesso periodo) fino all’anno seguente.

HT 4100, HT 4500 e HT 4900
Nel 1988 il motore V8 Cadillac HT-4100 da 4,1 litri fu sostituito dal V8 Cadillac HT-4500 da 4500 centimetri cubici, che durò fino al 1991, quando anche questo venne sostituito dal V8 Cadillac HT-4900 con una cilindrata di 4900 cc.

Non c’è che dire: lo stile a Stelle e Strisce ha davvero una nicchia di appassionati anche da noi ‒ nell’italica culla dei motori.
Juan
Le immagini della vettura, di cui in oggetto e trattazione nel presente post (prive di crediti fotografici), sono state scattate dall’autore del post medesimo, nonché proprietario e amministratore del presente blog. Quindi, mi scuso se la qualità non è corrispondente alle attese del pubblico e per non aver ripreso il veicolo per intero, ma elementi particolari (come la targa) avrebbero consentito l’identificazione dell’eventuale proprietario.
L’immagine della Cadillac V8 serie 341-B Imperial del 1929, carrozzata da Fleetwood, è gentilmente concessa da Arpingstone di Wikipedia in inglese – Trasferito da en.wikipedia su Commons., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7723589.
L’immagine del motore V8 HT 4100 Cadillac Eldorado è gentilmente concessa da Mr.choppers – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=27360399.
L’immagine della persona, che sventola la bandiera Usa al di fuori del finestrino dell’automobile, è gentilmente concessa da https://www.google.it/search?tbs=sbi:AMhZZisGWxy073mTpF5ot-NKh7vTI-olevosXo3jYP1zlMJDy19G22ab5iIEFjOYgQvhW1I-y6GpRjcIY7Dx9dNpKXzkYT1qDxkLA-oolFQTqkn584MZejkNsYvAx9nvA52PbcVejSdh_1DKwKHmRk65OgxnzVkdgOFzcCKxeWxBrpIxDJKGyL_110AWKKTUKeKmQjBZXdcKa3P21YvbJRIkAUMqu39IIgL8ueQQt7BDTGIZG9OZtIDvtT8NG4c4_1esQP7ij_1V_1yLXUtk28OcA1KmgHMZ15YQeLGFAr0zMNyl1bTkb5S5CVc0UpbecUqF4kpG6V6ayhDaKL1tA2xJU6fd2AroEqmS3vQ.

Credo che questo interesse di cui godono le tipiche auto americane, si trovi molto nel “mito americano” che da noi arriva spesso dai telefilm e cinema. Un po’ tutto ciò che è diverso incuriosisce, un po’ il loro essere esageratamente “big” in tutto (dimensioni, cilindrata…), un po’ (anzi, molto in questo caso!) l’atmosfera USA che trasmettono… Tutto questo mix crea un forte fascino. Hanno molto poco da dire dal punto di vista pratico ma hanno molto da dire dal punto di vista emozionale !
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ciao Fabio,
hai proprio ragione: il “mito americano” vive delle emozioni che trasmette sia sotto il profilo televisivo e cinematografico, sia sotto quello della vita (basti pensare – come dici tu – alle automobili, ma anche alla musica etc…). Non solo, ma ci sono anche le atmosfere: pensa che in fondo al Toce (quindi, in Piemonte – almeno, per ora) c’è un locale che fa servizio bar in un’atmosfera rock Usa catapultata negli Anni ’60 del XX Secolo.
Come dici tu, «Hanno molto poco da dire dal punto di vista pratico ma hanno molto da dire dal punto di vista emozionale». Concordo in toto.
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