Un’auto con il cofano motore della Ypsilon 3 Porte, l’abitacolo della Ypsilon 5 Porte e il cofano bagagliaio dell’Alfa Romeo Mito. Perché? Semplice: il cofano motore, perché, essendo più corto di quello dell’Alfa, richiede meno spazio per entrare in curva (con maggiore visibilità a vantaggio del guidatore); l’abitacolo, perché dà maggior spazio di abitabilità; il cofano bagagliaio, infine, perché – secondo me – è l’elemento distintivo della Mito: è bellissimo. Ha una coda tagliata, che mi colpisce al primo sguardo, e che mi ha sempre affascinato.
Lancia Epsilon: il vantaggio di questo mixage
Il vantaggio che – secondo me – si otterrebbe da questo mixage, sarebbe una vettura dall’aspetto più aggressivo della Ypsilon (quindi, orientata verso un target più giovanile) e consentirebbe, inoltre, allo storico marchio Lancia di non morire – come sembra di capire, leggendo sui periodici di settore, – e di riLANCIArsi.
Come la chiamerei? Semplice: Lancia Epsilon.
Juan
L’immagine che fotografa il cofano motore di una Lancia Ypsilon 3 porte è gentilmente concessa da Mitula Auto ed è reperibile all’indirizzo: https://motori.mitula.it/lancia-y-3-porte nelle dimensioni originarie di 640 X 480 pixel, che è stato copiato nelle medesime dimensioni, incollato e pubblicato su questo blog, nel presente post.
L’immagine che fotografa il cofano bagagliaio dell’Alfa Romeo Mito inquadrato di tre quarti è gentilmente concessa da M 93 in licenza Creative Commons, autoscatto, soggetto: Alfa Romeo MiTo, data 14 giugno 2009, ed è reperibile all’indirizzo: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Alfa_Romeo_MiTo_20090614_rear.JPG nelle dimensioni originarie di 800 X 530 pixel, che è stato copiato nelle medesime dimensioni, incollato e pubblicato su questo blog, nel presente post.
LA MIA VITA A 4 RUOTE Sono Juan, abito a Milano e ho scelto di aprire questo spazio perché desidero far sentire una voce nuova nel panorama delle auto… la MIA! Il mio interesse per il mondo a quattro ruote nasce in età adulta e, sorrido nel ricordarlo, quando ho iniziato a leggere con una certa frequenza riviste specializzate, che mio padre consultava alla ricerca di un’auto nuova. Il passo successivo è stata la necessità di potermi spostare fuori città in piena autonomia, e la svolta è avvenuta grazie a uno spot in tv dell’Alfa Romeo Mito, con un costo per me irraggiungibile. A quel punto la scelta obbligata è stata una Lancia Y – che stava su con lo scotch. Ora che mi ricordo, quand'ero bambino, mi piaceva tantissimo andare in auto con mio padre, perché mentre lui guidava, io cambiavo le marce. Quando premeva la frizione dopo un'accelerata, salivo di marcia. Quando schiacciava la frizione dopo aver rallentato l'andatura, scalavo di marcia. Lo so che detto così, sembra un gioco, ma per me piccolo era bellissimo, perché mi immedesimavo in mio padre e controllavo con lui la macchina.
Ho scelto di vivere coi miei lettori le emozioni che le auto mi suscitano. Per questo motivo il mio blog «HP – CV. L'auto che voglio» è rivolto a chi fa dell'amore per le auto – supersportive e non – una ragione di vita, non solo di status. Sì, perché quando parlo di alcune Case d'auto, mi s’illuminano gli occhi al solo pensiero che il mio cuore possa battere al ritmo dei giri del loro motore. A volte il mio cuore sussulta, quando cambio la marcia, perché l’accelerazione porta con sé l’adrenalina che mi serve per sentirmi vivo. Il motivo che mi spinge a gettarmi a capofitto in quest'avventura, è la mia passione per le automobili, ma anche l'ammirazione che nutro per coloro che creano veri capolavori dell'arte (penso a Lamborghini Egoista, o a Dallara Stradale, o ancora a Bugatti La Voiture Noire).
Questi sono i motivi per cui, in questo spazio, salvo sporadiche eccezioni, troverete la mia opinione più dal punto di vista della Comunicazione ‒ che altro. In fondo, per i dettagli tecnici, avete già la scheda prodotto del concessionario.
#hpcvlautochevoglio
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4 pensieri su “Lancia Epsilon”
Mi piange il cuore nel vedere com’è ridotta la Lancia oggi… Purtroppo FIat, sicuramente fino a poco fa, ha livellato tutto verso il basso per contenere i costi… ma non è così, facendo auto anonime, che può funzionare quando hai marchi prestigiosi e ben caratterizzati. Il mito Alfa Romeo ha resistito in modo incredibile tanto che ora è tornata la trazione posteriore; storico simbolo meccanico della sportività del marchio che la Fiat fece subito togliere per questioni di risparmio… Speriamo che anche la Lancia torni a vivere, Purtroppo quando si ha amore solo per i soldi e non per quello che si fa, tutti i valori di una grande tradizione (che molti ci invidiano) finiscono nel nulla. Secondo me la Fiat doveva essere l’auto “normale” italiana, la Lancia l’auto di classe italiana e l’ Alfa l’auto sportiva italiana. Ma devono essere tre cose ben distinte, spacciare (come in passato) per Alfa Romeo una Fiat un po’ più sportiva o per Lancia una Fiat un po’ più curata non può funzionare. Adesso l’ Alfa sembra sulla strada giusta, speriamo anche per la Lancia.
ciao Fabio,
non finirò mai di ringraziarti per l’estrema competenza, che dimostri nei tuoi contributi. Come dici tu, anche a me “piange il cuore nel vedere com’è ridotta la Lancia oggi”. Soprattutto se penso che «L’ammiraglia Thema prodotta in 330.000 esemplari dal 1984 è l’ultimo trionfo commerciale di Lancia che per dieci anni insidia Audi, Bmw e Mercedes, conquistando persino il cuore di Enzo Ferrari che gli dona un motore per la speciale 8.32 da 215 cavalli» (l’Automobile, ‘Lettere greche’, pg. 41). Condivido con te l’opinione che Fiat, nell’ottica di abbassare i costi di produzione, ha livellato verso il basso la qualità produttiva di “marchi prestigiosi e ben caratterizzati” – come dici tu. Condivido la tua prospettiva, quando dici: «Il mito Alfa Romeo […] storico simbolo meccanico della sportività del marchio che la Fiat fece subito togliere per questioni di risparmio». La conferma di ciò che dici (anche rispetto al marchio Lancia) è contenuta nei primi due paragrafi dell’articolo “Alle spalle del futuro” (l’Automobile, Numero 16, marzo 2018).
Mi piange il cuore nel vedere com’è ridotta la Lancia oggi… Purtroppo FIat, sicuramente fino a poco fa, ha livellato tutto verso il basso per contenere i costi… ma non è così, facendo auto anonime, che può funzionare quando hai marchi prestigiosi e ben caratterizzati. Il mito Alfa Romeo ha resistito in modo incredibile tanto che ora è tornata la trazione posteriore; storico simbolo meccanico della sportività del marchio che la Fiat fece subito togliere per questioni di risparmio… Speriamo che anche la Lancia torni a vivere, Purtroppo quando si ha amore solo per i soldi e non per quello che si fa, tutti i valori di una grande tradizione (che molti ci invidiano) finiscono nel nulla. Secondo me la Fiat doveva essere l’auto “normale” italiana, la Lancia l’auto di classe italiana e l’ Alfa l’auto sportiva italiana. Ma devono essere tre cose ben distinte, spacciare (come in passato) per Alfa Romeo una Fiat un po’ più sportiva o per Lancia una Fiat un po’ più curata non può funzionare. Adesso l’ Alfa sembra sulla strada giusta, speriamo anche per la Lancia.
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ciao Fabio,
non finirò mai di ringraziarti per l’estrema competenza, che dimostri nei tuoi contributi. Come dici tu, anche a me “piange il cuore nel vedere com’è ridotta la Lancia oggi”. Soprattutto se penso che «L’ammiraglia Thema prodotta in 330.000 esemplari dal 1984 è l’ultimo trionfo commerciale di Lancia che per dieci anni insidia Audi, Bmw e Mercedes, conquistando persino il cuore di Enzo Ferrari che gli dona un motore per la speciale 8.32 da 215 cavalli» (l’Automobile, ‘Lettere greche’, pg. 41). Condivido con te l’opinione che Fiat, nell’ottica di abbassare i costi di produzione, ha livellato verso il basso la qualità produttiva di “marchi prestigiosi e ben caratterizzati” – come dici tu. Condivido la tua prospettiva, quando dici: «Il mito Alfa Romeo […] storico simbolo meccanico della sportività del marchio che la Fiat fece subito togliere per questioni di risparmio». La conferma di ciò che dici (anche rispetto al marchio Lancia) è contenuta nei primi due paragrafi dell’articolo “Alle spalle del futuro” (l’Automobile, Numero 16, marzo 2018).
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