Sapete che c’è? Mi sono accorto di aver parlato di alcuni suoi successi. Ma non ho mai parlato di lui. Faccio ammenda e rimedio subito. L’argomento di oggi quindi è Abarth. Carlo Abarth. Nato Karl.
Carlo Abarth: chi era?
Karl Albert Abarth nacque a Vienna 15 novembre 1908. Dove morì il 23 ottobre 1979. Sua madre Dora Taussig veniva dalla piccola borghesia viennese. Mentre l’omonimo padre era sottotenente dell’Impero asburgico. La fine della Grande Guerra segnò economicamente la famiglia. Il padre infatti scelse di trasferirsi a Merano per prendere la conduzione dell’albergo di famiglia. Il padre optò dunque per la cittadinanza italiana. La madre invece restò nel capoluogo austriaco. E Karl con lei.

Questa è una fotografia il cui paese di origine è l’Italia e che è nel pubblico dominio in Italia poiché il suo copyright è scaduto. Secondo la legge 22 aprile 1941 n. 633 e successive modificazioni, «il diritto esclusivo sulle fotografie dura vent’anni dalla produzione della fotografia» (articolo 92) ovvero tali fotografie divengono di pubblico dominio a partire dall’inizio dell’anno solare seguente il termine dei vent’anni. In accordo al testo di legge, tali fotografie sono: «immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale, ottenute col processo fotografico o con processo analogo, comprese le riproduzioni di opere dell’arte figurativa e i fotogrammi delle pellicole cinematografiche. Non sono comprese le fotografie di scritti, documenti, carte di affari, oggetti materiali, disegni tecnici e prodotti simili» (articolo 87). Diventano invece di pubblico dominio al «termine del settantesimo anno dopo la morte dell’autore» (art. 32bis) le «opere dell’ingegno di carattere creativo» (art. 1), comprese «le opere fotografiche e quelle espresse con procedimento analogo a quello della fotografia sempre che non si tratti di semplice fotografia» di cui sopra (art. 2, c. 7). Questa norma potrebbe non valere in paesi che non applicano la regola della durata più breve a opere italiane. In particolare, questa è nel pubblico dominio negli Stati Uniti solo se: non è protetta da copyright a seguito di una registrazione di copyright (vedi Commons:Copyright tags#United States per la maggior parte dei casi) e è stata creata prima del 1976 e pubblicata prima del 1978 — quindi non era protetta da copyright in Italia alla data del ripristino URAA (1 gennaio 1996) (17 U.S.C. § 104A). Se è così, per favore aggiungi {{PD-1996}} in aggiunta a questo tag di copyright. Se l’immagine è stata creata nel 1976 o dopo, per favore aggiungi {{Not-PD-US-URAA}}. Quest’opera è nel pubblico dominio negli Stati Uniti perché rispetta tre requisiti: pubblicata per la prima volta fuori dagli Stati Uniti (e non pubblicata negli Stati Uniti entro 30 giorni), pubblicata per la prima volta prima del 1 marzo 1989 senza avviso di copyright o prima del 1964 senza rinnovo del copyright o prima che il paese di origine stabilisse trattati sul copyright con gli Stati Uniti, era nel pubblico dominio nel suo Paese di origine alla data URAA (1º gennaio 1996 per la maggior parte dei Paesi)., nome file: 1952 Abarth 1500 Biposto Bertone Carlo Abarth.jpg, foto Scattata in data: 1º agosto 1952, immagine reperibile all’indirizzo: https://it.wikipedia.org/wiki/File:1952_Abarth_1500_Biposto_Bertone_Carlo_Abarth.jpg
Carlo Abarth: le prime esperienze
Il Karl 16enne entrò nelle officine della Castagna & C. In tal modo poté collaborare con la facoltà d’Ingegneria di Vienna sulle meccaniche di precisione. L’altra officina in cui il giovane si fece le ossa, fu la Degan. Qui si fabbricavano i telai delle motociclette. Fu così che Karl ricevette una visione d’insieme in merito alla ciclistica e motoristica di un veicolo a motore. Tali esperienze gli servirono per approdare alla scuderia della Motor Thun. Ma un rapporto conflittuale con i nuovi colleghi lo portò a costruirsi da solo la moto da gara. Partendo da una Grindlay-Peerless con cilindrata di 250 cc, la modificò per alleggerirla e renderla più adeguata alla pista. Così qualche mese dopo vinse a Salisburgo, facendosi notare da scuderie britanniche e teutoniche. E arrivò anche il momento in cui Karl riuscì a costruire la prima motocicletta col marchio Abarth. Aveva un propulsore monocilindrico a 2 tempi con una cubatura di 250 cc, raffreddato ad acqua da 2 radiatori.

Carlo Abarth: i due incidenti
Durante la gara Vienna-Innsbruck del 1930, pressoché all’altezza di Linz, un grave incidente gli menomò il ginocchio. Perciò la commissione medico-sportiva gli revocò l’abilitazione alle competizioni motociclistiche. Il giovane Abarth allora si concentrò sulle gare in side–car, riprendendo la collaborazione con l’officina Degan. La gara da Ostenda a Vienna (1932) portò grande interesse di pubblico sull’evento. Anche in tale occasione Karl si fece notare. Egli infatti aveva sviluppato lo Schwingachse (cioè l’asse oscillante). Tale studio gli consentiva di inclinare la terza ruota del side–car. L’effetto era che riusciva ad aumentare di molto la velocità di percorrenza nelle curve. Durante la gara di Lubjana (1939) Karl affrontò un secondo incidente, che lo costrinse ad abbandonare l’attività di pilota.

Carlo Abarth: Tazio e la Abarth
Presa la cittadinanza italiana, Carlo collaborò per un paio d’anni con Ferry Porsche nel progetto Cisitalia. Fu così che l’italo-asburgico poté conoscere Tazio Nuvolari. La Cisitalia fallì nel 1949. Carlo ricevette come forma di pagamento le vetture Cisitalia usate dal reparto corse (per gare di automobili derivate di serie). E qualche cassa contenente ricambi e materiale vario, provenienti dall’officina di sperimentazione. Con questo materiale nel 1949 Carlo fondò l’azienda che ancora oggi porta il Suo nome. E che ha nello stemma il suo segno zodiacale. Stabilì la sede a Torino e ingaggiò Nuvolari nella squadra corse. Carlo fissò come missione il potenziamento e l’aumento della velocità delle vetture di serie. Si concentrò abbastanza presto sulle marmitte, per ottenere un suono più pieno del motore a pieni giri. Ma Abarth non dimenticò mai la dimensione agonistica. Tanto che a una Ferrari 166 MM applicò dei blocchi di alluminio, al fine di diminuirne il peso. Così: a titolo di esempio.
E voi, quando nella vostra vita avete subito un incidente tale, da uscirne non solo più forti di prima, ma capaci addirittura di creare un’impresa?
Juan
L’immagine proposta in apertura del presente post è gentilmente concessa da sconosciuto – http://www.negri.it/abarth/10580.jpg, soggetto: Carlo Abarth, oggetto: Carlo Abarth nel 1971., dimensioni originarie: 311x399px, Licenza: Pubblico dominio, nome file: Carlo Abarth.jpg, file creato nell’anno: 1971, file caricato in data: 22 luglio 2008, l’immagine è reperibile all’indirizzo: https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Abarth#/media/File:Carlo_Abarth.jpg, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=1882071

3 pensieri su “Carlo Abarth: lo Scorpione non asburgico”